Annali d'Italia, vol. 2 - 77

Süzlärneñ gomumi sanı 4306
Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1535
42.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
58.8 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
66.3 süzlär 8000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
Härber sızık iñ yış oçrıy torgan 1000 süzlärneñ protsentnı kürsätä.
italki
alcuna delle imprese dei Longobardi. Paolo Diacono[3100], che ai suoi dì
osservò quelle pitture, raccolse dalle medesime qual fosse anticamente
l'aspetto e la forma del vestire de' Longobardi: cioè si radevano la
parte deretana del capo; e gli altri capelli li dividevano sulla fronte,
lasciandoli cadere dall'una parte e dall'altra del volto sino alla
dirittura della bocca. Nulla dice Paolo delle loro barbe, ma queste è da
credere che le portassero, e ben lunghe, tenendo egli che da esse
prendessero il nome di Longobardi. Portavano poi le vesti larghe, e
massimamente fatte di tela di lino, come solevano in questi tempi anche
gli Anglo-Sassoni, e adornavano esse vesti con delle liste o livree
larghe, tessute di varii colori. Le loro scarpe erano nella parte di
sopra aperte fino all'estremità delle dita, e queste si serravano al
piede con delle stringhe di pelle allacciate. Aggiugne il suddetto
storico che i Longobardi cominciarono dipoi a portar degli stivali di
cuoio, usando ancora, qualora aveano da cavalcare, di tirar sopra essi
stivali altri stivaletti o borzacchini di panno o di tela di colore
rossiccio: il che essi aveano appreso dagl'Italiani. Seguitava intanto
la guerra fra i Longobardi e i Greci in Italia, perchè sdegnato forte
Agilolfo per la prigionia della figliuola e del genero, non voleva
ascoltar parola di pace. Ottenne egli pertanto in quest'anno un rinforzo
di soldati sclavi, ossia schiavoni, che _Cacano_ re degli Avari in virtù
della lega gli mandò; e con tutto il suo sforzo intraprese l'assedio di
_Cremona_, città che s'era mantenuta finora alla divozion
dell'imperadore. Nel dì 21 d'agosto ne divenne egli padrone; e forse
perchè da quella città era venuta la gente che fece prigion la
figliuola; oppure perchè essa città, posta nel cuore degli stati
longobardi, avea loro in addietro recate molte molestie: con barbarica
vendetta la spianò sino ai fondamenti. Quindi passò sotto _Mantova_,
città ripresa dagli imperiali al tempo di Romano esarco; e con arieti
fece tal breccia nelle mura, che la guarnigione cesarea fu necessitata a
capitolar la resa a patti di buona guerra, cioè colla facoltà di
potersene andar libera a Ravenna: il che fu eseguito. Seguì la presa di
questa città nel dì 13 di settembre. Venne anche in potere dei
Longobardi un castello forte, appellato _Vulturina_; intorno al quale
hanno il Biondo, il Cluverio, il padre Beretti ed altri disputato per
assegnarne il sito, immaginandolo alcuni nella Valtellina ed altri
vicino al Po, ma senza che alcun d'essi rechi alcun buon fondamento
della loro opinione. Se mai la presa di questo luogo quella fosse stata
che inducesse il presidio imperiale esistente in _Brescello_ a
fuggirsene, col dare alle fiamme quella città posta alle rive del Po,
come narra Paolo Diacono, si potrebbe credere che Vulturina fosse in
quelle vicinanze. Ma ci mancano lumi per la conoscenza sicura del sito
suo. Arrivarono in questo anno a Roma le immagini di _Foca_ e di
_Leonzia_ Augusti e secondo il solito si fece gran solennità in
riceverle, perchè in quest'atto consisteva la ricognizione del nuovo
sovrano[3101]. Furono esse riposte nell'oratorio di s. Cesario; nè i
Romani mostrarono difficoltà alcuna a riconoscere per loro signore
quell'usurpatore del trono imperiale.
Abbiamo poi da _s. Gregorio_ che la guerra si faceva in altri siti
d'Italia, giacchè scrive a _Smeraldo_ esarco[3102] d'avere inviata
lettera a _Cillane_ (senza che apparisca dove questo longobardo
comandasse) per vedere, s'egli voleva osservar la tregua di trenta
giorni, già conchiusa da esso esarco; ed aver egli risposto di sì,
purchè dalla parte dell'imperadore la medesima fosse osservata, e
ch'egli si doleva forte dei suoi uomini uccisi dai Greci (per quanto si
può conghietturare nel tempo stesso della tregua), e ciò non ostante
aveva rilasciato i soldati cesarei fatti da lui prigioni ne' giorni
innanzi. Aggiunge il santo papa di aver egli bensì mandato un suo uomo a
Pisa per trattar co' _Pisani_ di pace o tregua, ma che nulla s'era
ottenuto; e che già essi Pisani aveano preparate le lor navi per uscire
fra poco in corso, cioè contra de' sudditi dell'imperadore. S'era
maravigliato _Foca_ Augusto di non aver trovato in Costantinopoli alcun
ministro del romano pontefice, perchè probabilmente s'erano essi
ritirati, allorchè succedette la lagrimevol tragedia di _Maurizio_
Augusto, nè parve lor bene di presentarsi senza ordine del papa a quel
tiranno. S. Gregorio[3103] gli scrive d'avere inviato a quella residenza
_Bonifazio_ diacono, e in tal congiuntura il prega d'inviar de' soccorsi
in Italia, essendo già _trentacinque anni_ che il popolo romano vive fra
le scorrerie e le spade de' Longobardi. Ma Foca aveva altro da pensare.
Si mosse tosto contra di lui _Cosroe_ re della Persia, per vendicare la
morte dell'imperador Maurizio, e recò infiniti danni all'oriente
cristiano. Conosceva inoltre Foca che non era stabile un trono
acquistato con tanta fellonia e crudeltà, ed era perciò astretto a
guardarsi dagl'interni nemici. Il perchè riflettendo Smeraldo esarco di
Ravenna alla poca speranza de' soccorsi, e che non potea se non andar
peggio continuando la guerra, si appigliò al partito di chieder pace o
tregua al re Agilolfo. Questi consentì colla condizione di riaver sua
figliuola e il genero _Godescalco_, che furono in fine rimessi in
libertà. Ma la figliuola appena giunta a Parma, quivi morì di parto.
Pace non già, ma tregua si conchiuse nel novembre fino alle calende di
aprile dell'anno seguente. Dicendo poi Paolo Diacono[3104] che _in
quest'anno_ seguì un'altra gran battaglia fra _Teodeberto II_ e
_Teoderico_ re de' Franchi dall'una parte, e _Clotario II_ re di
Soissons dall'altra, con gran mortalità di persone: o egli falla, o si
debbono riferir le sue parole all'anno seguente 604, perchè ad esso
appartiene quel fatto d'armi per consenso degli storici francesi.
Intanto una lettera di s. Gregorio, che rapporterò fra poco, ci assicura
della pace o tregua fatta in quest'anno fra l'esarco e i Longobardi.
NOTE:
[3092] Chronicon Alexandrinum.
[3093] Theoph., in Chron.
[3094] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 28.
[3095] Idem, ibid., cap. 22.
[3096] Morigia tom. 12. Rer. Ital.
[3097] Fidel., de Praerogat. Modoetiae.
[3098] Muratorius, part. 2, Anecdot. Latin.
[3099] Blancus tom. 1, Rer. Ital., pag. 460.
[3100] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 23.
[3101] Johannes Diaconus, in Vit. S. Gregor., lib. 4, cap. 20.
[3102] Gregor. Magnus, lib. 13, epist. 33.
[3103] Gregorius Magnus, lib. 15, ep. 38.
[3104] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 29.


Anno di CRISTO DCIV. Indizione VII.
SABINIANO papa 1.
FOCA imperadore 3.
AGILOLFO re 14.
L'anno I dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Sul principio di quest'anno possiam credere data una lettera di _san
Gregorio_ papa alla regina _Teodelinda_[3105]. Se tuttavia si volesse
riferire al fine dell'anno prossimo passato, non potrebbe provarsi il
contrario. In essa dice il santo padre di avere ricevuto il foglio che
la stessa regina gli aveva inviato _dalle parti di Genova_: parole,
dalle quali pare che si possa dedurre che Genova allora fosse in potere
dei Longobardi. Vien poi a rallegrarsi con esso lei, perchè Dio le abbia
dato un maschio, e quel che è più, un maschio già battezzato nella fede
cattolica. Quindi si scusa per non poter ora rispondere alla scrittura
di _Secondo_ abbate, di cui parlammo di sopra, per trovarsi egli sì
maltrattato dalla gotta, che appena potea parlare; ma intanto le manda
copia del concilio quinto generale, contro di cui si scorge che Secondo
avea scritto, con aggiugnere che l'accettar questo concilio non si
opponeva punto alla venerazione dovuta ai quattro precedenti concilii
generali. E finalmente le dice d'inviare _dei filatterii per
l'eccellentissimo nostro figliuolo Adaloaldo re,_ cioè delle reliquie
legate in oro o argento, da portare addosso per custodia e difesa delle
persone: con pregarla ancora di ringraziare il re suo consorte _per la
pace fatta_, e di animarlo a conservarla per l'avvenire. Veggiam dunque
comprovato da un'autentica testimonianza, che nel precedente anno 603 fu
stipulata la tregua fra i Greci e i Longobardi. Ma non dovea già valersi
il padre Pagi di questa lettera per credere e far credere che
_Adaloaldo_ fosse nato sul fine di esso anno 603. Se abbiam la chiara
asserzione di Paolo Diacono che egli fu battezzato nel dì 7 aprile
d'esso anno 603, come potrà poi essere nato nel dicembre seguente? Non
altro dice il santo papa, se non che egli _avea participato
dell'allegrezza di Teodelinda, per avere inteso che le fosse nato un
figliuolo, e, quel che più importava, che questo figliuolo, mercè del
sacro battesimo, fosse stato aggregato alla fede cattolica_. Solamente
negli ultimi mesi dell'anno 603 Teodelinda, in occasione di mandare al
papa la scrittura di Secondo abbate, gli diede anche avviso del
battesimo del figliuolo, celebrato secondo il rito cattolico. San
Gregorio si congratula per la nascita che era seguita tanto prima e pel
battesimo ultimamente fatto, unendo insieme quei due fatti, ma senza
indicare in qual tempo l'uno e l'altro fossero succeduti. Quel sì che
dee dar da pensare, si è che san Gregorio tratta già con titolo di re
Adaloaldo, eppure, se vogliam seguitare l'ordine di Paolo Diacono, non
fu dichiarato questo fanciullo collega nel regno da Agilolfo suo padre
se non dopo la morte di san Gregorio, che seguì nell'anno presente.
In fatti fece Roma, anzi tutta la Cristianità, sì gran perdita in
quest'anno, avendo voluto Iddio chiamare a miglior vita questo
italki
impareggiabil pontefice nel dì 12 di marzo; pontefice, dissi,
d'immortale memoria, e che si riguardi la sua sapienza, prudenza e zelo
per la cattolica religione, o si contempli la dottrina, l'eloquenza, la
santità de' costumi, troppo è superiore alle nostre lodi, e giustamente,
per consenso d'ognuno, meritò il titolo di _grande_. Paolo Diacono
attesta che quel verno, cioè il precedente alla di lui morte, fu sì
rigido, che si seccarono quasi dappertutto le viti. E che i raccolti de'
grani parte furono guasti dai topi, e parte dal vento brucione affatto
distrutti. Anche Anastasio bibliotecario[3106] e Giovanni[3107]
attestano che dopo la morte di san Gregorio si patì in Roma una
fierissima carestia. Ma il buon Paolo Diacono in iscrivendo che questo
gran pontefice morì nell'_anno secondo di Foca, correndo l'ottava
indizione_, colpì benissimo nell'anno dell'imperio, ma non già
nell'indizione, essendo, per consenso di tutti gli eruditi, certissimo
ch'egli terminò la sua vita nella _settima indizione_, la quale fu in
corso nell'anno presente fino al settembre. Ebbe per successore
_Sabiniano_ diacono, nato in Volterra, che era stato suo nunzio o
ministro alla corte imperiale, essendosi già introdotto di eleggere al
pontificato romano que' diaconi che aveano sostenuto quell'impiego in
Costantinopoli, siccome più noti ed accetti agli imperadori, e più
informati de' pubblici affari. Credesi che dopo sei mesi e un giorno di
sede vacante, e dopo esser venuta l'approvazion della sua elezione da
Foca Augusto, fosse Sabiniano consecrato nel dì 13 di settembre. Dopo
aver Paolo Diacono narrata la morte di san Gregorio, ci vien
dicendo[3108] che _nella state seguente e nel mese di luglio_, raunata
la gran dieta della nazion longobarda _nel circo di Milano_, _Adaloaldo_
fu proclamato re, ossia collega d'_Agilolfo_ suo padre; e che a quella
solennissima funzione furono presenti non solamente esso re Agilolfo, ma
ancora gli ambasciatori di _Teodeberto II_ re di Metz, ossia
dell'Austrasia. Uno dei maggiori pensieri di Agilolfo era quello di
mantenere una buona armonia coi re franchi, perchè possedendo essi quasi
tutte le Gallie e buona parte della Germania, non v'era potenza
confinante all'Italia, di cui più che di quella avessero da temere i
Longobardi. Perciò affine di stringere maggiormente il nodo
dell'amicizia con Teodeberto, il più possente di quei re, Agilolfo,
conchiuse un matrimonio fra il suo figliuolo Adaloaldo e una figliuola
d'esso Teodeberto. Erano sì l'un come l'altra fanciulli di ben tenera
età: contuttociò seguirono gli sponsali fra essi, e restò sigillata la
funzione collo stabilimento di una pace perpetua fra i due re, genitori
degli sposi. Il cardinal Baronio ed altri differirono sino all'anno
venturo l'innalzamento di Adaloaldo al trono; ma sembra più verisimile
che ciò avvenisse in quest'anno, e che la _seguente state_ di Paolo
Diacono sia quella che venne dopo il marzo dell'anno presente, in cui
san Gregorio il grande compiè la gloriosa carriera del suo pontificato.
Credesi ancora che in quest'anno desse fine al suo vivere _Mariniano_
arcivescovo di Ravenna[3109], al quale succedette _Giovanni_ terzo di
questo nome. E perchè era spirata la tregua fra i Greci e Longobardi,
nel mese di novembre si rinnovò essa per un anno avvenire[3110].
NOTE:
[3105] Gregor. Magnus, lib. 2, ep. 14.
[3106] Anastas. Bibliothec.
[3107] Johann. Diacon., in Vit. S. Gregor., lib. 4, cap. 69.
[3108] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 31.
[3109] Bacchinius, ad Agnell., tom. 2 Rer. Ital.
[3110] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 33.


Anno di CRISTO DCV. Indizione VIII.
SABINIANO papa 2.
FOCA imperadore 4.
AGILOLFO re 15.
L'anno II dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Terminò nel novembre dell'anno presente la tregua già fatta fra i Greci
e i Longobardi[3111]. _Smeraldo_ esarco, che si trovava smunto di forze,
e dovea veder dei brutti nuvoli in aria, trattò di nuovo della conferma
d'essa tregua; e nello stesso mese l'ottenne per un altr'anno, ma con
averla comperata collo sborso di dodicimila soldi d'oro. In questi tempi
ancora (l'abbiamo dal solo Paolo Diacono) essendosi ribellati i Sassoni
da _Teodeberto II_ re dell'Austrasia, seguì una sanguinosa guerra in
quelle contrade fra essi e i Franchi, con grande strage dell'una e
dell'altra parte, senza che si sappia il fin d'essa. Sotto quest'anno
mette il cardinal Baronio la divisione della chiesa d'Aquileja, perchè
narrata da Paolo suddetto[3112] dopo i sopra mentovati fatti; ma par ben
più verisimile che essa appartenga all'anno susseguente, come anche
tenne il padre de Rubeis[3113]. Cioè venne a morte _Severo_ patriarca
d'Aquileja, il quale abborrendo il concilio quinto generale, per timore
di pregiudicar all'ossequio che tutta la Chiesa professava al quarto
calcedonense, mai non volle comunicare col romano pontefice e con le
infinite altre chiese che veneravano il quarto ed ammettevano ancora il
quinto. Il re _Agilolfo_ e _Gisolfo_ duca del Friuli, sotto il cui
governo era Aquileja, mal sofferivano che i patriarchi avessero eletta
per loro sede l'isola di Grado, siccome luogo sottoposto all'imperadore,
e cinto dall'acque, dove essi Longobardi non poteano metter le griffe.
Si prevalsero eglino adunque di questa congiuntura per far mutare il
sistema introdotto. Devendosi eleggere il nuovo patriarca, per quanto
costa da una relazione de' vescovi scismatici, pubblicata
dall'eminentissimo Annalista, l'esarco, mosso dalle istanze del papa,
propose di eleggere un patriarca che mettesse fine allo scisma, e
secondo i canoni, si sottomettesse al pontefice romano, capo della
Chiesa di Dio. Ripugnando essi, li fece condurre a Ravenna, dove (se
vogliam credere ai lor successori scismatici) atterriti dalle minacce di
esilii, di prigionie e di bastonate, elessero _Candidiano_ ossia
_Candiano_, il quale abbracciò l'unità della Chiesa cattolica, e si
ritirò ad esercitar le sue funzioni a Grado. Rimessi in libertà i
vescovi suddetti, non mancarono quei, che avendo le lor chiese sotto i
Longobardi, di richiamarsi dalla pretesa violenza lor fatta, e venuti in
parere di procedere ad una altra elezione, trovarono favorevoli al loro
disegno il re Agilolfo e il duca Gisolfo, e probabilmente la stessa
regina Teodelinda, la quale tuttochè cattolica e piissima principessa,
si sa che aveva l'animo alieno dal concilio quinto. Elessero dunque
_Giovanni_ abate, che seguitando a fomentare lo scisma, stabilì la sua
dimora in Aquileia: con che nello stesso tempo cominciarono ad esservi
due patriarchi d'Aquileia, l'uno cattolico residente in Grado, e l'altro
scismatico residente in Aquileia, con essersi anche divisi i
suffraganei, parte sotto l'uno e parte sotto l'altro. E il bello fu che
tuttochè col tempo il patriarca aquilejense si rimettesse in dovere con
abiurare lo scisma, pure seguitarono ad esservi due patriarchi, e dura
tuttavia il patriarca gradense sotto nome di patriarca veneto, perchè
nel secolo quintodecimo trasferita fu dall'isola di Grado a Venezia
quella sedia patriarcale. Intanto _Foca_ imperadore, odiato da tutti,
siccome abbiamo dalla Cronica Alessandrina[3114] e da Teofane[3115], o
per vere congiure scoperte, o per soli sospetti infierì colla scure
contra i più riguardevoli personaggi di Costantinopoli; e giunse a levar
di vita anche la già imperadrice _Costantina_ colle tre sue figliuole.
Così il tiranno operava in Costantinopoli, in tempo che i Persiani
mettevano a sacco tutta la Siria, la Palestina e la Fenicia, ed
empievano di stragi tutte quelle contrade.
NOTE:
[3111] Idem, ib.
[3112] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 34.
[3113] De Rubeis, Monument. Eccl. Aquilejeus., cap. 33.
[3114] Chron. Alexandr.
[3115] Theoph., in Chron.


Anno di CRISTO DCVI. Indizione IX.
SEDE romana vacante.
FOCA imperadore 5.
AGILOLFO re 16.
L'anno III dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Secondo i conti del padre Pagi, mancò di vita in quest'anno _Sabiniano_
papa nel dì 22 di febbrajo, pontefice poco ben veduto dai Romani, perchè
diverso dal santissimo suo predecessore; e per tutto quest'anno stette
vacante la cattedra di san Pietro, verisimilmente perchè Foca non la
finì di mandar l'approvazion dell'eletto[3116]. Terminò in quest'anno la
tregua fatta fra l'esarco di Ravenna e il re Agilolfo. Si può credere
che l'esarco quegli fosse che, considerato l'infelice stato dell'imperio
in questi tempi, si ingegnasse d'ottenerne la continuazione. Paolo
Diacono scrive ch'essa fu conchiusa per tre anni avvenire. Ma prima che
questa si conchiudesse, l'armi dei Longobardi s'impadronirono di due
città della Toscana, cioè di _Bagnarea_, città probabilmente nata sotto
il regno dei Goti, e di _Orvieto_, città nominata _Urbs Vetus_, ma non
conosciuta sotto questo nome dagli antichi Romani. Poscia il medesimo
storico racconta più sotto, che Agilolfo mandò (non si sa in qual anno)
_Stabiliciano_ suo notaio a Costantinopoli per trattar di una stabil
pace con _Foca Augusto_, perch'egli contento di quel che possedeva, non
ansava dietro a sempre nuove conquiste, come tant'altri re hanno usato;
e desiderava di lasciar godere la quiete ai sudditi suoi. Altro non
risultò da questo negoziato, se non la tregua di un anno. Foca nondimeno
per dimostrare la stima che faceva del re Agilolfo, col ritorno di
Stabiliciano gl'inviò anche egli degli ambasciatori, ed insieme dei
regali da presentargli.
NOTE:
[3116] Paul. Diaconus, lib. 4, cap. 33 et 36.


Anno di CRISTO DCVII. Indiz. X.
BONIFAZIO III papa 1.
FOCA imperadore 6.
AGILOLFO re 17.
L'anno IV dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Venute finalmente da Costantinopoli le tanto sospirate risposte, fu
consecrato in quest'anno _Bonifazio III_ già eletto pontefice romano,
stato anch'egli apocrisario di s. Gregorio alla corte dell'imperadore.
Fu assai breve la vita di questo papa: contuttociò non fece egli poco
per avere ottenuto, secondochè lasciarono scritto Paolo Diacono[3117] ed
Anastasio bibliotecario[3118], che Foca con un suo decreto dichiarasse,
qualmente la Chiesa romana è _capo di tutte le chiese_, non già che il
primato del romano pontefice, conosciuto e confessato anche per tutti i
secoli addietro, avesse bisogno di un decreto tale; ma per tagliar l'ali
all'ambizione de' patriarchi di Costantinopoli, i quali, siccome
vedemmo, aveano cominciato nei tempi di s. Gregorio, e continuarono fin
qua ad intitolarsi _vescovi ecumenici_, quasi che pretendessero di far
divenire prima e capo di tutte le chiese la loro chiesa. Per buona
ventura nacquero in questi tempi dei dissapori tra Foca Augusto e il
patriarca Costantinopoli: e ciò diede occasione all'imperadore di
abbassar l'orgoglio di que' patriarchi. Celebrò ancora questo papa in
Roma un concilio di settantadue vescovi, in cui fu decretato che vivente
il papa, siccome ancora viventi gli altri vescovi, non si potesse
trattare del loro successore, ma che solamente tre dì dopo la lor morte
fosse lecito di farlo nelle forme prescritte dai canoni. Ma papa
Bonifazio non godè che otto mesi e ventidue giorni il papato, essendo
mancato di vita, per quanto crede il padre Pagi, nel dì 19 di novembre
dell'anno presente. Aveva _Teoderico_ re della Borgogna, contro il
parere della regina _Brunechilde_ avola sua, conchiuso il suo matrimonio
con _Ermenberga_ figliuola di _Vitterico re de' Visigoti_ in
Ispagna[3119]. Fu condotta questa principessa a Chalons sopra la Saona,
e ricevuta da Teoderico con grande onore. Ma Brunechilde gran
fabbricatrice d'iniquità, unitasi con _Teodelana_ sorella di esso re,
tanto fece e disse, che impedì per un anno la consumazione, ed in fine
rendè sì disgustosa al nipote la persona e presenza di questa
principessa, ch'egli la rimandò vergognosamente in Ispagna, e, quel che
è peggio, spogliata de' tesori che avea seco portati. Irritato il re di
Spagna da sì enorme oltraggio, spedì degli ambasciatori in Francia a
_Clotario_ re di Soissons, per invitarlo ad una lega contra di
Teoderico; e il ritrovò dispostissimo per l'odio che passava già da gran
tempo fra questi principi. Andarono dipoi gli stessi ambasciatori a far
le medesime proposizioni a _Teodeberto_ re dell'Austrasia, che non ebbe
difficoltà di collegarsi ai danni del fratello Teoderico, contra del
quale era disgustato anche egli non poco. Non bastò questo al re di
Spagna: unitisi co' suoi ambasciatori quei di Clotario, vennero anche in
Italia per tirare nella medesima lega il re _Agilolfo_, il quale
conoscendo i vantaggi che gliene poteano provenire, non si fece molto
pregare ad accettar l'offerta. Certo è che tutti e quattro questi re
misero in ordine e in moto le loro truppe per assalire gli stati della
Borgogna; e sarebbe probabilmente riuscito loro facile di spogliare quel
re di tutto; ma o perchè Brunechilde regina usasse qualche tiro della
sua disinvoltura, o che occorresse qualche accidente, di cui la storia
non parla, noi sappiamo che restò dissipato tutto questo temporale, nè
seguì vendetta alcuna dell'affronto fatto al re di Spagna. Se crediamo a
Leone Ostiense[3120], sotto il suddetto Bonifazio III papa, e circa
questi tempi, _Fausto_ monaco, discepolo di s. Benedetto; mandato già
con san _Mauro_ nelle Gallie, tornò a Roma, dove scrisse la vita del
medesimo s. Mauro. Altri pretendono ch'egli venisse ai tempi di
Bonifazio IV. Ma noi non abbiam quella vita tal quale fu scritta da lui.
NOTE:
[3117] Paulus Diaconus, lib. 4, cap. 33 et 36.
[3118] Anast., in Vit. Bonifacii III.
[3119] Fredegar., in Chron., cap. 30 et 31.
[3120] Leo Ostiensis, Chronicon Casinensis, lib. 1, cap. 3.


Anno di CRISTO DCVIII. Indizione XI.
BONIFAZIO IV papa 1.
FOCA imperadore 7.
AGILOLFO re 18.
L'anno V dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Dopo essere stata vacante la chiesa romana per dieci mesi e varii
giorni, fu posto nella sedia di s. Pietro _Bonifazio IV_ a dì 25
d'agosto. L'insigne tempio di Roma, appellato anticamente il _Panteon_,
perchè dedicato a tutti gli dii della gentilità, ed oggidì chiamato la
_Rotonda_, fabbrica maravigliosa, fatta per ordine di Marco Agrippa ai
tempi d'Augusto, e che anche oggidì si mira con istupore dagli
intendenti, avea fino ai tempi di questo pontefice mantenuta nel suo
seno la superstizione pagana con ritenere le statue di quelle false
divinità. O in quest'anno, oppure nel susseguente, tanto si studiò il
suddetto papa Bonifazio, che l'impetrò in dono da _Foca_
imperadore[3121]. Ciò fatto, ne levò tutte le sordidezze del paganesimo,
e ridotta quella basilica al culto del vero Dio, la consecrò a lui in
onore della santissima Vergine madre e di tutti i martiri, e lo stesso
imperadore la dotò anche di molti beni. Ma se Foca per tener contenti e
ben affetti al suo imperio i Romani, usava della sua liberalità verso di
loro e del sommo pontefice, seguitava bene in Oriente ad esercitare la
sua crudeltà. Ed intanto i Persiani andavano facendo nuovi progressi
colla rovina dell'imperio romano. Già aveano presa l'Armenia e la
Cappadocia, con isconfiggere l'armata imperiale. Impadronitisi poi della
Galazia e della Patagonia, arrivarono fino a Calcedone, cioè in faccia
di Costantinopoli, mettendo a sacco tutto il paese. Questi furono i
frutti del matto popolo greco, che per non voler sofferire un principe
con qualche difetto, amarono piuttosto d'avere un tiranno, atto bensì ad
incrudelir contro le vite de' proprii sudditi, ma non già a ripulsare i
nemici esterni.
NOTE:
[3121] Anastas. Biblioth., in Bonif. IV. Paulus Diaconus, lib. 4, cap.
37.


Anno di CRISTO DCIX. Indizione XII.
BONIFAZIO IV papa 2.
FOCA imperadore 8.
AGILOLFO re 19.
L'anno VI dopo il consolato di FOCA AUGUSTO.

Miravano intanto i Greci tutti di mal occhio il tiranno _Foca_.
Trovandosi egli nel circo con tutto il popolo a veder le corse de'
cavalli[3122], la fazion dei Prasini, perchè egli dovea favorire la
parte contraria, gridò verso di lui: _Tu hai bevuto nel boccalone_;
poscia: _Tu hai perduto il senno_. Tanta insolenza per ordine di Foca fu
gastigata da _Costante_ prefetto della città, che a molti fece tagliar
le braccia, ad altri la testa, ed alcuni altri chiusi ne' sacchi li fece
gittare in mare. Allora i Prasini fatta una sollevazione, diedero il
fuoco al pretorio, all'archivio pubblico e alle carceri, di modo che
tutti i prigioni se ne fuggirono. Foca pubblicò un decreto che niuno di
quella fazione fosse da lì innanzi ammesso alle cariche della corte e
del pubblico. Scrive Paolo Diacono[3123] che sotto questo imperadore le
due fazioni popolari dei _Prasini_ e dei _Veneti_ fecero nell'Oriente e
in Egitto una guerra civile con grande uccisione dall'una e dall'altra
parte. Scoprissi ancora in quest'anno una congiura tramata in
Costantinopoli da _Teodoro_ capitan delle guardie e da _Elpidio_
prefetto dell'Armenia contro la vita di Foca. Pagarono le loro teste la
pena del non aver saputo condur meglio il loro disegno. Ma non era
destinato da Dio che avesse da Costantinopoli da venir la rovina di
Foca. Il colpo era riserbato all'Africa. Ed in fatti sotto quest'anno
scrive l'autore della Cronica Alessandrina[3124] che l'Africa e l'Egitto
si ribellarono a Foca. E Teofane ci fa anche egli sapere che il senato
di Costantinopoli con frequenti segrete lettere andava spronando
_Eraclio_ governatore d'essa Africa, acciocchè volesse liberar l'imperio
romano dal tiranno, divenuto oramai insoffribile al popolo. E non furono
gittate al vento le loro esortazioni. Cominciò in quest'anno esso
Eraclio e raunare una gran flotta con quanti soldati potè, e ne diede il
comando ad _Eraclio_ suo figliuolo, il quale, siccome vedremo nell'anno
seguente, fece questa impresa con salir egli sul trono. Crede il padre
Pagi che circa questi tempi venisse a morte _Tassilone_ duca di Baviera,
di cui parla Palo Diacono[3125], a cui succedette _Garibaldo_ secondo di
tal nome fra quei duchi. Questi in Agunto, città del Norico, oggidì una
terra del Tirolo, venne alle mani con gli Sclavi, e restò sconfitto di
modo che quei Barbari fecero di gran saccheggi nella Baviera. La lor
crudeltà mise il cervello de' Bavaresi a partito, in guisa che di nuovo
attruppati si scagliarono addosso a que' masnadieri, tolsero loro la
preda, e li fecero uscir mal conci da quelle contrade. Siccome dicemmo
all'anno 595, il primo duca della Baviera fu _Garibaldo_, padre della
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4285
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1656
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 38
    Süzlärneñ gomumi sanı 4297
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1758
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4247
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4207
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4192
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    54.6 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4202
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1456
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    55.7 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1577
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 52
    Süzlärneñ gomumi sanı 4208
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1592
    40.2 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.9 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4188
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1513
    39.5 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4172
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    38.0 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4310
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1592
    40.1 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.7 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1644
    39.1 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    54.8 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 58
    Süzlärneñ gomumi sanı 4271
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1646
    41.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    56.8 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4350
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1632
    38.9 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    56.2 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    65.1 süzlär 8000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 60
    Süzlärneñ gomumi sanı 4355
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1595
    41.2 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    57.1 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4427
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1644
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    56.4 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 62
    Süzlärneñ gomumi sanı 4458
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1627
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 63
    Süzlärneñ gomumi sanı 4368
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1612
    41.4 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 64
    Süzlärneñ gomumi sanı 4390
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1611
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 65
    Süzlärneñ gomumi sanı 4404
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1665
    41.9 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4248
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1706
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 67
    Süzlärneñ gomumi sanı 4329
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1612
    41.0 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.1 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 68
    Süzlärneñ gomumi sanı 4197
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1608
    39.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    56.2 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 69
    Süzlärneñ gomumi sanı 4341
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1557
    41.4 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.9 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4334
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1639
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    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1540
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4255
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1500
    42.5 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1629
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 75
    Süzlärneñ gomumi sanı 4252
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1525
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 76
    Süzlärneñ gomumi sanı 4274
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1654
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 77
    Süzlärneñ gomumi sanı 4306
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1535
    42.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 78
    Süzlärneñ gomumi sanı 4299
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1642
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 79
    Süzlärneñ gomumi sanı 4207
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1547
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 80
    Süzlärneñ gomumi sanı 4426
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1710
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 81
    Süzlärneñ gomumi sanı 4380
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1575
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 82
    Süzlärneñ gomumi sanı 4310
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 83
    Süzlärneñ gomumi sanı 4290
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 84
    Süzlärneñ gomumi sanı 4254
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1577
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 85
    Süzlärneñ gomumi sanı 4332
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1597
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 86
    Süzlärneñ gomumi sanı 4273
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1550
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 87
    Süzlärneñ gomumi sanı 546
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 336
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