Annali d'Italia, vol. 2 - 23

Süzlärneñ gomumi sanı 4326
Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1663
40.5 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
56.0 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
64.0 süzlär 8000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
Härber sızık iñ yış oçrıy torgan 1000 süzlärneñ protsentnı kürsätä.
italki
accaduta nel dì 4 d'aprile, in cui correva allora il sabato santo. Le
sue rare virtù, gloriose azioni e miracoli, si leggono nella di lui
vita, scritta da Paolino suo diacono[1128], dall'Herman e dal Tillemont.
V'ha chi riferisce all'anno seguente la di lui morte: ma le ragioni
addotte dal padre Pagi, sufficienti sono a stabilirla nel presente.
Seguitava l'Augusto Onorio a tener la sua corte in essa città di Milano,
come consta da varie sue leggi[1129] di quest'anno pubblicate ivi,
contandosene una sola data in Padova nel mese di settembre. Noi troviamo
in esse stabiliti i privilegi e le esenzioni delle persone
ecclesiastiche, e nominatamente del romano pontefice; saggi regolamenti
per la quiete e maestà della città di Roma; e per mantenere in essa
l'abbondanza del grano. Insorse in quest'anno un pericoloso turbine
contra di esso Augusto nell'Africa. Il grado di conte e generale delle
milizie di quelle provincie era da molto tempo esercitato da _Gildone_,
personaggio africano, e fratello di quel medesimo Fermo che noi vedemmo
ribellato all'imperio l'anno 375. Perchè egli aveva ben servito ai
Romani contra d'esso suo fratello, fu promosso agli onori, ed arrivò ad
ottenere l'importantissimo comando suddetto. Ma costui, se non falla
Marcellino conte[1130], era pagano, e certamente i suoi costumi tale il
davano a divedere. Secondo Claudiano[1131], l'avarizia, la crudeltà e la
lussuria più stomacosa, tuttochè egli si trovasse in età avanzata,
davano negli occhi di ognuno, e faceano gemere que' popoli che per dieci
o dodici anni ebbero sulle spalle questo cattivo uffiziale.
Sant'Agostino[1132] attesta anche egli che le di lui scelleraggini erano
famose dappertutto. A compierle vi mancava la perfidia ed infedeltà
verso il sovrano, ed egli a questo anche pervenne. Allorchè seguì la
ribellione di Eugenio, già dicemmo che Teodosio Augusto con tutti gli
ordini a lui inviati di venire in soccorso suo, non fu punto ubbidito,
perchè il malvagio uomo avea risoluto di aspettare la decision della
guerra, per seguitar poi chi restava vittorioso. Ebbe la fortuna che
Teodosio sopravvisse poco, perchè certo ne avrebbe ricevuto da lui il
meritato castigo.
Ora costui, dopo la morte di esso Teodosio, durante qualche tempo
riconobbe per suo signore Onorio Augusto, alla cui giurisdizione
apparteneva l'Africa tutta. Quindi cominciò delle novità. Eutropio,
padrone della corte di Arcadio, e nemico di Stilicone, non cessava[1133]
di attizzar il fuoco fra i due fratelli Augusti, e conoscendo che arnese
cattivo fosse Gildone, si diede a lusingarlo con sì buon successo, che
il trasse ad abbandonare Onorio, e a sottomettere l'Africa ad
Arcadio[1134]. Fu nondimeno creduto che le mire di Gildone tendessero a
rendersi signore assoluto delle provincie africane, senza dipendere da
alcuno dei fratelli Augusti: cosa da lui riputata facile, stante la poco
buona intelligenza che passava fra loro; oltre di che, li riputava egli
come due fanciulli, da non prendersi punto soggezione di essi. Non prese
già costui il titolo di re, come avea fatto Fermo suo fratello; ma non
perciò lasciava di farla da re colle opere[1135], e teneva in piedi una
possente armata di fanti e cavalli, mantenuta ed arricchita colle
spoglie de' più facoltosi di quelle contrade. Da' suoi fedeli avvertito
Onorio di tali andamenti del perfido Gildone, spedì al senato di Roma le
memorie e pruove dei di lui delitti[1136], per le quali fu egli
dichiarato nemico pubblico, e pubblicata la guerra contro di lui. Ma
Gildone l'avea già cominciata contro la stessa Roma col non permettere
che vi si conducesse grano per mare: cosa che accrebbe la carestia in
quella gran città, tribolata dalla fame per altre precedenti disgrazie.
Convenne dunque ricorrere al rimedio di formare una flotta ricca di
molte vele, per menarne dalla Francia e dalla Spagna. In questo medesimo
tempo Stilicone[1137] si applicò con tutta diligenza a fare i
preparamenti opportuni di gente, navi e danari per liberar l'Africa da
questo tiranno. Il senato romano intanto non mancò d'inviar ambasciatori
ad Arcadio, per pregarlo di lasciar l'Africa a chi ne era legittimo
padrone, e di non mischiarsi nella protezion di Gildone, procurando
insieme di rimettere la buona armonia fra lui e l'Augusto suo fratello.
Per la maggior parte di quest'anno si fermò esso Arcadio in
Costantinopoli, e solamente nella state andò a villeggiare ad Ancira
capitale della Gallizia[1138]. Molte leggi di lui si veggono contro chi
entrasse per danaro nelle cariche della corte; editto che non si sa
intendere come uscisse, quando vi dominava Eutropio, accusato da
Claudiano, da Zosimo e da altri per venditore de' governi e
degl'impieghi. Decretò la pena della vita contro i pubblicani
ch'esigessero più delle tasse prefisse alle pubbliche imposte. Volle
ancora che per riparar le strade, i ponti, gli acquidotti e le mura
delle città, si servissero i governatori dei materiali di diversi templi
di gentili ch'erano stati demoliti: con che la distruzione
dell'idolatria anche per questo conto tornò in utilità del pubblico.
NOTE:
[1124] Pagius, Critic. Baron.
[1125] Reines., Ep. LXIX.
[1126] Reland., in Fast.
[1127] Thes. novus Inscript., pag. 394.
[1128] Paulin., Vit. Sancti Ambros.
[1129] Gothofr., Chron. Cod. Theodos.
[1130] Marcell. Comes, in Chronic.
[1131] Claud., de Bello Gildonis.
[1132] August., Ep. LXXXVII. et in Joh. Homil. V.
[1133] Claud., in Eutrop. Zosim., lib. 5, cap. 11.
[1134] Orosius, lib. 7, cap. 36.
[1135] Claud., de Bello Gildonis.
[1136] Symmachus, lib. 4, epist. 4.
[1137] Claud., in Eutrop.
[1138] Gothofred., Chron. Cod. Theodos.


Anno di CRISTO CCCXCVIII. Indiz. XI.
ANASTASIO papa 1.
ARCADIO imperadore 16 e 4.
ONORIO imperadore 6 e 4.
_Consoli_
FLAVIO ONORIO AUGUSTO per la quarta volta, e FLAVIO EUTICHIANO.

L'imperadore _Onorio_ procedette console in Milano per la quarta volta.
_Flavio Eutichiano_ (che così si trova egli nominato in una
inscrizione[1139]) fece la solennità del suo consolato in
Costantinopoli, siccome console orientale. Era nel medesimo tempo
prefetto del pretorio di Oriente, perchè non sussiste, come fu d'avviso
il Tillemont, che quella prefettura fosse allora appoggiata a
_Cesario_[1140]. Le leggi di Arcadio Augusto pertinenti all'anno
presente quasi tutte son date in Costantinopoli, una in Nicea di Bitinia
ed un'altra in Minizo della Galizia. Ordinò esso Augusto che fosse
lecito ai Giudei di prendere i loro patriarchi per arbitrii nelle lor
liti civili, e che i giudici dovessero eseguire i laudi proferiti da
essi: il che con altra legge promulgata in quest'anno fu medesimamente
conceduto ai vescovi della Chiesa cattolica. Contra degli eretici
eunomiani e montanisti uscirono rigorosissime pene, ed altre ancora
contro gli uffiziali militari che permettevano ai soldati di pascolare i
lor cavalli nelle praterie dei particolari. Ma più delle altre leggi
strepito fece una data nel dì 27 di luglio, di cui parla anche
Socrate[1141], come procurata e voluta da _Eutropio_, ministro
onnipotente nella corte di Arcadio. In questo anno fu essa pubblicata, e
non già nel 396, come stimò il Tillemont[1142], citando Sozomeno[1143],
perchè tanto questo storico, quanto Socrate attestano che non molto
dappoi la vendetta di Dio cadde sopra il medesimo Eutropio. Questa legge
fu che a niuno ricercato dalla giustizia fosse lecito il rifugiarsi
nelle chiese, e che questi tali avessero da estrarsi di là per forza, e
dovessero anche più severamente essere puniti per sì fatto ricorso.
Troppi nemici si andava ogni dì facendo colla sua prepotenza ed avidità
l'iniquo Eutropio, ed egli non voleva che alcuno fosse salvo dalle sue
mani. È sembrato e sembra a molte savie persone, essere cosa ingiusta
che le chiese di Dio servano di asilo e protezione ai malfattori che
turbano la quiete del pubblico, ma giusta, per lo contrario, che sieno
il rifugio dei miserabili. Certamente pare che non possa neppur piacere
a Dio l'impunità dei gravi misfatti con malizia commessi, perchè troppo
incomodo e danno proviene ai comuni dal sofferire nel loro seno certe
erbe cattive, e si dee aver più carità ad un popolo intero che ad un
particolare scellerato. E quando pur anche sia convenevole ammettere un
asilo per cadauna città e terra, di cui godano varii delinquenti, non si
dovrebbe permettere tanta moltiplicità d'altri asili, quanta è
dappertutto la copia delle chiese e degli oratorii. Permise Iddio che
non istesse molto lo stesso Eutropio a provar egli stesso l'ingiustizia
di questa esorbitante legge; e ciò avvenne nel seguente anno. Varie
appendici ancora conteneva il medesimo editto, e fra le altre cose era
proibito ai debitori di qualunque fatta il godere della immunità de'
sacri luoghi; e qualora gli ecclesiastici alla prima chiamata non li
consegnavano alle mani della giustizia, erano costretti gli economi
delle chiese a pagar quei debiti col danaro delle chiese medesime. Ma
italki
perchè questo ed altri capi della legge suddetta oltrepassavano le
misure del giusto, della carità e del decoro della casa di Dio, fu poi
da altre susseguenti riformata e corretta.
Noi lasciammo _Stilicone_ conte, e generalissimo dell'Augusto Onorio,
tutto affaccendato nell'armamento per procedere contra di Gildone conte,
usurpatore dell'Africa; quando la fortuna gli presentò un buon
regalo[1144]. Avea Gildone un fratello, appellato _Masceldel_ o
_Mascezel_, di professione cristiano, il quale, tra perchè vide in
pericolo più volte la vita sua per le barbarie del fratello, e perchè
non volle aver parte alla ribellione da lui meditata, se ne fuggì in
Italia alla corte imperiale. Restarono due suoi figliuoli in Africa
uffiziali di milizie; Gildone per vendetta amendue li fece uccidere: il
che fu una lettera di maggiore raccomandazione per Mascezel appresso di
Stilicone. Destinato questo Africano per capitan generale dell'armata
allestita contra di suo fratello, fece vela con una possente flotta da
Pisa, non ancor venuta la primavera di quest'anno. Abbiamo da Orosio che
in passando Mascezel in vicinanza dell'isola della Capraia, dove,
abitava allora un gran numero di santi romiti, si fece sbarcare colà, e
siccome egli ero cristiano, così tanto fece colle sue preghiere, che
indusse alcuni di que' buoni servi di Dio ad andar seco in quella
spedizione. La lor compagnia, le preghiere, i digiuni, ch'egli con lor
faceva, e il cantar egli de' salmi con essi, furono quell'armi, nelle
quali egli maggiormente ripose la speranza della vittoria. Sbarcò
l'esercito romano nell'Africa, e si accampò nella Numidia fra Tebaste e
Metredera; ma poco tardò ad accorgersi della sua debolezza in confronto
di quello che dalle molte nazioni africane aveva ammassato
Gildone[1145]. Scrivono ch'egli menò in campo settanta mila combattenti,
con deridere per conseguente il poco numero de' Romani, e con vantarsi
di farli tutti calpestare dalla sua cavalleria[1146]. In fatti Mascezel,
ben pesate le strabocchevoli forze nemiche, ad altro non pensava che a
ritirarsi, quando una notte, per attestato di Paolino nella vita di san
Ambrosio, gli apparve in sogno questo santo arcivescovo con un bastone
in mano. Si gittò a' suoi piedi Mascezel, ed il santo col bastone tre
volte picchiò in terra dicendo: _Qui, qui, qui,_ e disparve. Prese da
tal visione il generale gran fidanza della vittoria in quel medesimo
sito, e fra tre dì; e però stette saldo. Dopo aver dunque passata la
notte precedente al terzo giorno[1147] in pregar Dio e salmeggiare, ed
essersi munito col sacramento celeste, fatto giorno, mise in armi le sue
genti per ben ricevere i nemici che si appressavano. Forse era sul fine
di marzo. Alle prime schiere di Gildone, nelle quali s'incontrò, parlò
di pace; ma perchè da uno degl'alfieri avversarii gli fu riposto con
insolenza, gli diede un colpo di spada nel braccio, per cui la di lui
bandiera si abbassò. Coloro che erano più addietro, mirando quel segno,
ed avvisandosi che i primi si fossero renduti, calarono anche essi a
gara le loro insegne, a si arrenderono a Mascezel. Probabilmente erano
milizie romane costoro. I Barbari, veggendosi così abbandonati dai
primi, presi dalla paura, dopo qualche leggiero combattimento, voltarono
tutti le spalle[1148]. Ebbe Gildone tempo da fuggire in una nave, ma
sorpreso da burrasca, fu suo malgrado spinto al porto vicino ad Ippona,
dove gli vennero messe le mani addosso. Esposto agli scherni del popolo,
fu poi cacciato in prigione, dove fra pochi giorni si trovò strangolato,
per quanto si disse, di propria mano, senza che suo fratello Mascezel,
ch'era lungi di là, venisse a sapere il gastigo datogli da Dio, se non
dopo il fatto[1149]. In questa miracolosa maniera si dissipò quel
temporale, e tornò l'Africa alla quieta primiera. Zosimo[1150] in due
parole scrive che Gildone rimasto in una campale giornata sconfitto dal
fratello, per non cadere in mano di lui, s'impiccò per la gola. Ma Paolo
Orosio, che pochi anni dopo fu in Africa, ed informossi ben del fatto, e
Paolino scrittore contemporaneo della vita di sant'Ambrosio, e
Marcellino conte, ci assicurano che la faccenda passò come abbiam detto,
sicchè in Roma nello stesso tempo fu portata la nuova dello sbarco de'
nemici, e della presa di Gildone. I beni di costui, ch'erano immensi, e
di assaissimi complici suoi, rimasero preda del fisco. La moglie e la
sorella di lui si ritirarono a Costantinopoli, dove _Salvina_ di lui
figlia era maritata con un cugino germano di Arcadio Augusto, chiamato
_Nebridio_. Queste donne si veggono lodate dipoi da san Girolamo[1151] e
da Palladio[1152] per la loro pietà. Tornossene _Mascezel_ vittorioso a
Milano, dove fu accolto con assai carezze, e caricato di speranze da
Stilicone. Ma o sia ch'egli pretendesse troppo, e che Stilicone, uomo
tutto di mondo, nulla volesse dargli, abbiamo da Zosimo che Stilicone se
ne sbrigò in una barbarica forma; perchè un dì cavalcando in sua
compagnia con altri molti, Mascezel, nel passare sopra il ponte di un
fiume, egli fu, per ordine di Stilicone, rovesciato nell'acqua, dove
miseramente perì. Orosio[1153] aggiugne essersi egli insuperbito forte
dopo la vittoria suddetta, e che più non curando la compagnia dei servi
del Signore, osò anche violare il rispetto dovuto alle chiese, con
estrarne per forza persone colà rifugiate, probabilmente complici di
Gildone, ed aver egli perciò irritata la giustizia di Dio. Ma non lasciò
per questo di dar negli occhi di ognuno la perfidia ed ingratitudine di
Stilicone.
Sempre più intento questo ministro, siccome arbitro della corte di
Onorio, a stabilir la propria fortuna e possanza, non era ancor giunto
esso Augusto all'età di quattordici anni[1154], quando gli fece prender
per moglie _Naria_ figliuola sua, e di _Serena_ cugina del medesimo
Onorio, ancorchè neppur essa fosse in età nubile. Allorchè fu portata a
Milano la nuova della disfatta di Gildone, si facevano tuttavia le
allegrezze per tali nozze, nozze celebrate da Claudiano con un poema, e
colla predizione di molti re che ne doveano nascere. Ma Claudiano era
poeta, e non profeta: del che meglio si accorgeremo andando innanzi. Nel
dì 26 di novembre dell'anno presente[1155] terminò Siricio romano
pontefice la sua gloriosa vita, con avere meritato per le sue molte
virtù d'essere annoverato fra i santi. Della durazion del suo
pontificato già parlammo di sopra in riferir la sua elezione. Ebbe per
successore nella sedia di san Pietro _Anastasio_ di nazione Romano. Non
abbiamo lumi sufficienti dalla storia per intendere meglio ciò che circa
questi tempi Claudiano[1156] accenna delle azioni di Onorio Augusto e di
Stilicone suocero suo, dicendo ch'erano occupati a ricevere le
sommissioni degli Alamanni, Svevi e Sicambri. V'ha una legge[1157] di
questo imperadore, data nel dì 5 d'aprile dell'anno seguente, dove si
parla di Barbari di diverse nazioni passati ad abitar nel paese romano.
Questi tali venivano chiamati nelle Gallie _Leti_; e le terre che loro
si davano da coltivare portavano il nome di _letiche_, con obbligo
imposto ad essi di servire, occorrendo, nell'armate dell'imperadore, e
per conseguente erano specie di benefizii o feudi. Gran dubbio ho io che
i _Liti_ o _Lidi_ più volte nominati nei Capitolari di Carlo Magno, e
che, secondo le prove da me addotte altrove[1158], non erano servi, ma
uomini liberi, potessero essere gli stessi che _Leti_ di questi tempi,
avendo potuto durare il lor nome sino al secolo nono. Essendo mancato di
vita nel settembre del precedente anno _Nettario_ arcivescovo di
Costantinopoli[1159], san _Giovanni Grisostomo_ fu nel dì 26 di febbraio
dell'anno presente posto in quella cattedra con applauso di tutto il
popolo. Questa fu una delle più lodevoli azioni che mai si facesse
Eutropio, da noi veduto direttor supremo della corte di Arcadio Augusto.
Imperciocchè egli fu quegli che fece venir da Antiochia questo santo e
mirabil ingegno, e procurò che in lui cadesse l'elezione per
l'arcivescovato di Costantinopoli. Felice sarebbe stato costui[1160] se
avesse saputo profittare dell'amicizia di questo incomparabile dottor
della Chiesa di Dio, il quale non mancò di fargli conoscere la vanità
delle speranze umane, fondate sopra illustri dignità e sopra molte
ricchezze; ma egli, ubbriaco della sua grandezza e cieco nella fortuna
presente, si dovette ridere di lui, con giungere poi nel seguente anno a
disingannarsi, ma senza che punto gli giovasse un tal disinganno.
Teofane[1161] osserva che _Libanio_ sofista pagano, interrogato prima di
morire, chi dovesse a lui succedere nella scuola, rispose: _Io direi
Giovanni_ (appellato dipoi Grisostomo) _se non ce l'avessero rubato i
Cristiani_; tanto era fin d'allora stimato il suo ingegno, prezzata la
sua eloquenza.
NOTE:
[1139] Thesaur. novus Inscrip., pag. 194.
[1140] Gothofred., Chronol. Cod. Theodos.
[1141] Socrat., l. 6, cap. 5.
[1142] Tillemont, Mémoires des Empereurs.
[1143] Sozom., lib. 8, cap. 7.
[1144] Zosim., lib. 5, cap. 11. Orosius, lib. 7, cap. 36. Claud., de
Laud. Stilic.
[1145] Claud., de Laud. Stiliconis.
[1146] Paulin., Vit. s. Ambros.
[1147] Orosius, lib. 7, cap. 36. Marcell. Comes, in Chronic.
[1148] Claud., de Laud. Stiliconis.
[1149] Idacius, in Chron.
[1150] Zosimus, lib. 5, cap. 12.
[1151] Hieron., in Epist.
[1152] Pallad., in Dialog.
[1153] Orosius, lib. 7, cap. 36.
[1154] Claud., de Laudib. Stilicon. Zosim., lib. 5, cap. 12.
[1155] Anast., Bibliothec. Baronius, Pagius, Papebrochius, etc.
[1156] Claud., de Laudib. Stilicon.
[1157] L. _Quoniam_ de Censitor. Cod. Theodos.
[1158] Antiquit. Italic. Tom. I, Dissert. XV.
[1159] Marcellinus Comes, in Chronic. Socrati, lib. 6, cap. 2.
[1160] Chrysost., Orat. in Eutrop.
[1161] Theoph., in Chronogr.


Anno di CRISTO CCCXCIX. Indizione XII.
ANASTASIO papa 2.
ARCADIO imperadore 17 e 5.
ONORIO imperadore 7 e 5.
_Consoli_
EUTROPIO e FLAVIO MALLIO TEODORO.

Questo _Teodoro_, console cristiano per l'Occidente, è celebre per le
lodi a lui date da Claudiano nel suo Panegirico[1162], in occasione di
questo consolato, aveva anche sant'Agostino a lui dedicato nell'anno 386
il suo libro della Vita beata. Fra lui e _Simmaco_ senatore passava
stretta amicizia. Dopo aver egli sostenuto varie illustri cariche, e
specialmente quella di prefetto del pretorio d'Italia, giunse nell'anno
presente al colmo degli onori, perchè fatto degno della trabea
consolare. _Eutropio_, console per l'Oriente, quel medesimo eunuco è di
cui tante volte abbiam parlato, già divenuto maggiordomo ed arbitro
della corte dell'imperadore Arcadio, la cui ambizione non mai paga, per
attestato di Filostorgio[1163] e di Claudiano[1164], portò quell'Augusto
a dargli anche il titolo di patrizio e di padre dell'imperadore, e
finalmente a disegnarlo consolo per l'anno presente. Al dir di
Claudiano, Stilicone non permise che questo mezzo uomo fosse
riconosciuto per console nell'Occidente. Perciò si trovano inscrizioni,
dove il solo _Teodoro_ è nominato console. Una legge dell'imperadore
Onorio nel Codice Teodosiano[1165] ci fa vedere in quest'anno prefetto
di Roma _Flaviano_. Le altre leggi del medesimo Augusto cel
rappresentano ora in Milano, ed ora in Ravenna, Brescia, Verona, Padova
ed Altino. In esse veggiamo ordinato[1166], che pel risarcimento delle
pubbliche strade ognun sia tenuto a concorrere, non volendo che alcuno,
e neppure gli uffiziali della corte, e neppur le terre proprie dello
stesso principe godessero per questo riguardo esenzione alcuna. Cagione
eziandio di gravissimi lamenti nella Gallia erano le protezioni dei
grandi, e i privilegi e le esenzioni concedute a non pochi, i quali
perciò non pagavano i tributi, vegnendo con ciò le persone deboli ad
essere aggravate tanto per la parte de' paesi pubblici a loro spettante,
quanto per quella che non pagavano le persone forti: disordine non
ignoto ad altri paesi e ad altri tempi. Con suo editto[1167] ordinò
Onorio che niuno per questo conto potesse allegar esenzioni, e che
qualsivoglia suddito fosse astretto al pagamento di tutte le pubbliche
imposte a rata de' suoi beni. Ma questa legge in pratica si trovò simile
alle tele de' ragni che fermano i piccioli insetti, ma non già i grossi
augelli; e col tempo fece perdere le Gallie al romano imperio. Confermò
per lo contrario l'Augusto Onorio i lor privilegii alle chiese, e
pubblicò nuovi ordini contro l'esecrabil setta dei Manichei. Altre leggi
ancora abbiamo tanto di esso Onorio, quanto di Arcadio suo fratello
intorno ai pagani. In una Arcadio ordina che si demoliscano i templi de'
gentili che si trovino alla campagna, acciocchè si levi il nido, alla
superstizione[1168]. Opinione d'uomini dotti è stata che il nome di
_pagani_ fosse dato agl'idolatri, appunto perchè, non potendo esercitar
nella città i lor sacrifizii e riti superstiziosi, si riducessero a
farli alla campagna. Con altra legge Onorio Augusto proibisce i
sacrifizii e i riti profani, ma non vuol che si distruggano gli
ornamenti delle pubbliche fabbriche. Poscia permette ai pagani le
adunanze, conviti ed allegrie loro solite, purchè non intervenga
sacrifizio nè superstizione alcuna già condannata. Per altro abbiamo da
Idacio[1169], da Prospero Tirone[1170] e da sant'Agostino[1171], che in
questi medesimi tempi si fece un grande abbattimento di templi de'
gentili, intorno a che molto hanno detto il cardinal Baronio[1172], il
Pagi[1173] e il Tillemont[1174]. A me basta di averne dato un cenno.
Godè ben l'Occidente per l'anno presente un'invidiabil pace, ma non già
l'Oriente, dove _Gaina_, goto ed ariano, mosse delle gravi tempeste.
Costui, che era stato il principal arnese per abbattere Rufino ed
innalzar Eutropio, ancorchè fosse ricompensato col grado di generale
della fanteria e cavalleria, pure da smoderata ambizione invasato,
riputava troppo inferiore al suo merito un tal guiderdone[1175].
Soprattutto mirava egli con isdegno ed invidia Eutropio, nel cui seno
colavano tanti onori e tante ricchezze, e però concepì il disegno di
atterrar quest'altro idolo maestoso della corte[1176], per desiderio ed
anche speranza di fondare sopra la di lui rovina l'accrescimento della
propria autorità e fortuna. Ad effettuar questo disegno gli si presentò
un efficace strumento, cioè _Tribigildo_ conte, goto anch'esso di
nazione, parente suo, che comandava allora ad un corpo di Ostrogoti
nella Frigia, ed era disgustato con Eutropio. Con costui segretamente
s'intese Gaina per quello che si avea da fare; e fu ben servito. Appena
ritornato Tribigildo nella Frigia, uniti i suoi Goti, e cominciata la
ribellione, si diede a saccheggiar quel paese con tal crudeltà, che fin
le donne e i fanciulli non erano salvi dalle loro spade, empiendo con
ciò di terrore tutta l'Asia romana. Pare, secondo Zosimo[1177], che
questo temporale avesse principio nell'autunno del precedente anno,
perchè Gaina non potea sofferire che l'odiato Eutropio fosse anche stato
disegnato console. Ma Claudiano[1178] lasciò scritto essere stata la
primavera il tempo, in cui esso Tribigildo alzò bandiera contra
dell'Augusto Arcadio. Indarno Eutropio impiegò regali per quetare
l'orgoglioso ribello. Veduto fallito questo ripiego, spedì poi Leone suo
confidente con un corpo di milizie contra del ribello, ordinando nello
stesso tempo a Gaina di custodir la Tracia e il mare, acciocchè a
Tribigildo non nascesse voglia di voltarsi a Costantinopoli. V'ha chi
pretende[1179] che lo stesso Gaina invitasse Tribigildo a venire, e che
se costui veniva, la città di Costantinopoli col nemico in seno era
spedita. Non osò tanto il ribello, ed amò piuttosto di volgersi a dare
il sacco alla Pisidia. Intanto ebbe ordine Gaina di passar in Asia colle
milizie. Passò, ma invece di procedere contra del palese nemico segreto
suo amico, spedì Leone alla difesa della Panfilia. Per tutti i mestieri
era buono questo Leone, fuorchè per quello della guerra, e però
all'accorto Tribigildo che finse di fuggire, e l'addormentò, non riuscì
poi difficile il tornargli improvvisamente addosso, e a mettere in rotta
tulle le di lui brigate. Nel fuggire esso Leone s'intricò in una palude,
ed ivi lasciò la vita: colpo che maggiormente accrebbe la paura, per non
dir la costernazione nella corte d'Arcadio. Lo stesso iniquo Gaina non
cessava di dipingere il male più grande di quel ch'era, arrivando insino
a suggerire che altro rimedio non restava che di guadagnar colle buone
Tribigildo, accordandogli le sue dimande, la principal delle quali era
che gli si desse in mano Eutropio, come cagion di tutti i mali. Di qui
scrive Zosimo[1180] che venisse il precipizio di quel potente ministro.
Furono altri di parere che da altra mano fosse dato il crollo[1181].
Indubitata cosa è che Eutropio per la sua insoffribil boria, per
l'insaziabil avidità, e perchè menava pel naso come un bufalo il debole
imperadore, s'era tirato addosso l'odio e l'ira d'ognuno. Dio, che
voleva in fine pagarlo per tanti torti da lui fatti alle chiese e ad
ogni sorta di persone, permise che il forsennato superbo perdesse anche
il rispetto ad _Eudossia imperadrice_, maltrattandola di parole, e
giugnendo fino a minacciare di cacciarla di corte. Eudossia, donna
risentita, e a questo affronto bollente di collera, corse tosto a
prendere le due sue figliuole, cioè _Flacilla_ nata nell'anno 397, e
_Pulcheria_ nata nel gennaio dell'anno presente[1182], e con esse andò a
gittarsi a' piedi di Arcadio Augusto, domandando con alte grida e
lagrime giustizia. A questo assalto Arcadio una volta si ricordò ch'egli
era il principe. O sia che questo solo motivo il mettesse in collera
contro di Eutropio, o che vi si aggiugnesse il desiderio di placare il
ribello Tribigildo, massimamente in tempo che s'intese la morte di
_Sapore_ re di Persia ucciso dai suoi sudditi, e che veniva minacciata
guerra da _Isdegarde_ suo successore al romano imperio: fuor di dubbio è
che fatto immantinente chiamar Eutropio, lo spogliò di tutte le sue
cariche, e di tutti gli immensi beni malamente da lui acquistati, e il
cacciò di palazzo[1183]. Grande scena fu quella: sparì in un momento la
grandezza immaginaria di questo castrone, e tanti suoi adoratori e
adulatori l'abbandonarono, divenendo anche i più d'essi suoi schernitori
e nemici. In istato sì abbietto mirandosi allora il non più baldanzoso
Eutropio, e temendo del furore e dell'odio universale del popolo, altro
scampo non seppe trovare che di rifugiarsi nella chiesa, e di correre ad
abbracciare l'altare: avendo permesso Iddio che costui, dopo aver
nell'anno addietro pubblicata la legge che vietava ai luoghi sacri di
servire di asilo ai miserabili, riconoscesse il suo fallo, col bisogno
di salvarsi in uno di que' medesimi templi. Intanto ognuno gridava
contra di lui nelle piazze e nei teatri, e nella corte gli stessi
soldati ad alta voce dimandavano la di lui morte; _Gaina_ anch'egli
facea premura, acciocchè costui fosse bandito o punito con pena più
convenevole a tanti suoi misfatti. Però Arcadio inviò una mano di
soldati per estrarlo di chiesa. Loro animosamente s'oppose il santo
arcivescovo _Giovanni Grisostomo_, in maniera che coloro irritati
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 37
    Süzlärneñ gomumi sanı 4285
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1656
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 38
    Süzlärneñ gomumi sanı 4297
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1758
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4247
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1674
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 40
    Süzlärneñ gomumi sanı 4207
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 41
    Süzlärneñ gomumi sanı 4144
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4135
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 43
    Süzlärneñ gomumi sanı 4160
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 45
    Süzlärneñ gomumi sanı 4192
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1514
    38.8 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    54.6 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4202
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1456
    39.9 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.1 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1577
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    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1549
    38.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4200
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4170
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1515
    39.1 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.7 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 51
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    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1577
    39.5 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 52
    Süzlärneñ gomumi sanı 4208
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1592
    40.2 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.9 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4237
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1611
    39.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 54
    Süzlärneñ gomumi sanı 4188
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1513
    39.5 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4172
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1585
    38.0 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    53.9 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4310
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1592
    40.1 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.7 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4224
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1644
    39.1 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    54.8 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    63.5 süzlär 8000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 58
    Süzlärneñ gomumi sanı 4271
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1646
    41.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    56.8 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 59
    Süzlärneñ gomumi sanı 4350
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1632
    38.9 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    56.2 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    65.1 süzlär 8000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 60
    Süzlärneñ gomumi sanı 4355
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1595
    41.2 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    57.1 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 61
    Süzlärneñ gomumi sanı 4427
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1644
    40.6 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    56.4 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 62
    Süzlärneñ gomumi sanı 4458
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1627
    41.5 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    58.4 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 63
    Süzlärneñ gomumi sanı 4368
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1612
    41.4 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    59.6 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 64
    Süzlärneñ gomumi sanı 4390
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1611
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    57.3 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 65
    Süzlärneñ gomumi sanı 4404
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1665
    41.9 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 66
    Süzlärneñ gomumi sanı 4248
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1706
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 67
    Süzlärneñ gomumi sanı 4329
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1612
    41.0 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.1 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 68
    Süzlärneñ gomumi sanı 4197
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1608
    39.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    56.2 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 69
    Süzlärneñ gomumi sanı 4341
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1557
    41.4 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
    55.9 süzlär 5000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4334
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1639
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 71
    Süzlärneñ gomumi sanı 4212
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1540
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 72
    Süzlärneñ gomumi sanı 4255
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1500
    42.5 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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    Süzlärneñ gomumi sanı 4454
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1629
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 75
    Süzlärneñ gomumi sanı 4252
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1525
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 76
    Süzlärneñ gomumi sanı 4274
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1654
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 77
    Süzlärneñ gomumi sanı 4306
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1535
    42.3 süzlär 2000 iñ yış oçrıy torgan süzlärgä kerä.
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 78
    Süzlärneñ gomumi sanı 4299
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1642
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 79
    Süzlärneñ gomumi sanı 4207
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1547
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 80
    Süzlärneñ gomumi sanı 4426
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1710
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 81
    Süzlärneñ gomumi sanı 4380
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1575
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 82
    Süzlärneñ gomumi sanı 4310
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 83
    Süzlärneñ gomumi sanı 4290
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 84
    Süzlärneñ gomumi sanı 4254
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1577
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 85
    Süzlärneñ gomumi sanı 4332
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1597
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 86
    Süzlärneñ gomumi sanı 4273
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 1550
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  • Annali d'Italia, vol. 2 - 87
    Süzlärneñ gomumi sanı 546
    Unikal süzlärneñ gomumi sanı 336
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