La plebe, parte IV - 51

scancellato dal suo cuore: il marchese padre si ricordava della promessa
fatta a Maurilio moribondo.
Povero marchese! Ancor egli aveva dovuto pagare altro e crudelissimo
tributo al dolore. Il secondogenito de' suoi figli, sul quale aveva
concentrato la maggior parte del suo affetto paterno, morì a Goito di
palla nemica; ed egli andando a prenderne il corpo per venirlo a
seppellire negli avelli di famiglia, condusse seco il terzo ed ultimo
dei suoi figli, perchè prendesse tostamente il luogo del morto nelle
file dell'esercito al servizio del suo Re. Il primogenito intanto si
occupava con zelo eroico di cavalli, di cani, di cortigiane e di giuoco.
Il conte e la contessa di Staffarda sparirono dall'orizzonte cittadino.
Sparì la Zoe: nella tempesta rivoluzionaria fuggì il principotto suo
mantenitore; Andrea morì in carcere; la vecchia Debora fu trovata nel
sotterraneo di _Macobaro_, morta di fame; Barnaba fu nominato nel nuovo
ordinamento della Polizia assessore di pubblica sicurezza in una città
verso la frontiera orientale; Tofi fuggì innanzi alla luce della
libertà, e corse a rimpiattarsi nel suo paesucolo, mangiando la sua
giubilazione, sempre cupo, burbero, nemico dei liberali, segretamente
ostile ai ricchi, devoto al Re.
Don Venanzio morì qual visse: da santo, e lo pianse tutta la popolazione
del villaggio. Ora la sua modesta tomba è già coperta dalle erbe ed
obliata.
Obliato del tutto non è ancora Maurilio. Alcuni di quelli che lo
conobbero vivono tuttavia, e Giovanni Selva legge di quando in quando
qualche pagina di quello scartafaccio in cui egli aveva effusa parte
dell'anima sua: e il più spesso dopo quella lettura conchiude:
— Le sono pazzie di paradossi che domani forse diventeranno realtà.

FINE