La plebe, parte III - 11

occhi saettavano fiamme: ma non ebb'egli campo ad aggiungere altre
parole; Ester era diventata color d'un cencio lavato e senza manco un
grido era caduta stramazzoni per terra. Jacob per prima cosa erasi
affrettato a sollevarla e non senza molto sforzo era riuscito a trarla
su e metterla comechessia sopra una seggiola, mentre chiamava soccorso;
ma poi tosto si ricordò che di sotto non c'era Debora soltanto, ma
quell'uomo altresì intorno a cui s'erano oramai così afforzati i suoi
sospetti da esser quasi certezza; inoltre egli aveva ancora lo scrigno e
l'armadio aperto e non voleva che il _medichino_ vedesse Ester svenuta,
nè il ripostiglio de' suoi denari, e quest'ultimo non voleva comparisse
dischiuso nè anco a Debora. Con una rapidità di mosse che avreste
creduta impossibile in quel corpo vecchio e in apparenza affatto
svigorito, Jacob chiuse la cassa di ferro e l'armadio, insaccò i denari
contati, nascose nella cappa del camino le chiavi, e fu a tempo a capo
della scala per impedire che Gian-Luigi penetrasse nel piano superiore.
Quando il _medichino_ si fu partito, Arom tornò nella stanza di sopra.
Ester giaceva sempre a quel modo ed a nulla valevano per farla risensare
le cure di Debora che si disperava intorno ad essa.
Il vecchio guardò un momento col suo occhio d'avoltoio la figliuola
svenuta, e sulla sua faccia macilenta e raggrinzita non c'era altra
espressione fuor quella d'un tremendo corruccio. Mise pesantemente la
sua mano adunca sopra la spalla di Debora, e le disse minacciosamente
fra i denti serrati:
— Tu mi spiegherai tutto codesto, vecchia scellerata. Che attinenze
passano fra mia figlia e quel maledetto cristiano che è uscito or ora di
qui?
Debora protestò per la legge e pei profeti che la non sapeva di niente e
che non c'era niente.
Ester intanto, durando ancora lo svenimento, era stata assalita da
movimenti convulsi che ne scuotevano miserabilmente le povere membra.
— Oh la mia padrona, oh la mia padroncina! gemeva la vecchia fante; ella
si muore per sicuro...
Una qualche espressione di pietà tornò ad adombrarsi sulla trista faccia
del rigattiere.
— L'abbiamo da lasciar morire così? continuava Debora torcendosi le
braccia in atto di desolazione.
— No: disse allora Jacob scosso. Son disposto a qualunque sacrifizio per
la mia figliuola..... anche quello di far venire un medico..... e vado a
cercarne uno.
Fece alcuni passi e s'arrestò di subito.
— Ah! i medici costano l'occhio della testa, e non ne sanno nulla più di
noi... e poi sono tutti cristiani... Debora, non ti pare che la vada
meglio e che la sia per risensare?
— No pur troppo... Anzi!... veda che convulsioni!
— Allora vado... e pazienza!
Trasse un profondo sospiro e si decise realmente a partire. Corse
traverso le strade già scure affatto per la notte fino alla più vicina
farmacia, e colà pregò un medico, che per caso appunto ci si trovava, a
voler venire con lui per una donna assalita subitamente da un terribile
deliquio. Il medico non si fece pregare e seguitò di buon animo l'ebreo
sino colà dove giaceva ancora nel medesimo stato la bella giovane;
guardò, esaminò, interrogò, tastò i polsi, studiò, ordinò un semplice
calmante e poi sbattendo con forza dell'acqua nel volto alla svenuta la
fece risensare.
Ester, quando si vide dappresso un estraneo e seppe che gli era un
medico, arrossì, si confuse e si alzò precipitosamente come se volesse
fuggire: ma le forze non bastandole ricadde sulla sua seggiola.
— Non è nulla, disse il medico, che parve dare importanza veruna a quel
caso; voi siete maritata quella giovane?
La figliuola di Jacob arrossì più che mai: fu il padre che rispose:
— No, signor dottore.
— Ah ah! fece il medico in un certo tono strano che diede da pensare al
sospettoso vecchio. Poco monta. Fate del moto, ma discretamente, non vi
affaticate in nulla, e state di buon animo; ecco tutto.
S'alzò, salutò e si mosse per partire. Jacob lo accompagnò giù della
scala facendogli lume, e fino all'uscita ad aprirgliene la porta.
— Non è dunque un affare grave? domandò il padre di Ester al dottore
mentr'egli stava per partire.
— Niente affatto: rispose il medico con un sorrisetto malizioso.
— Ma che cos'è? insistette il vecchio rigattiere.
Se si fosse trattato di persona in altra condizione sociale più elevata,
il medico ci avrebbe messo un po' più di riguardi, ed avrebbe fors'anco
taciuto la verità; ma non si trattava che d'un miserabile ferravecchi e
d'un ebreo; egli rispose ridendo:
— Che cos'è? Gli è che tutto dà a credere che quella giovane sia incinta
da tre mesi.
Arom non mandò una voce, non fece un atto, impallidì e rimase immobile
lì a quel posto, tenendo con una mano il lume, coll'altra il battente
dell'uscio che aveva aperto, mentre il vento notturno gli cacciava sul
volto la neve che fioccava: il medico, allontanatosi di buon passo, era
già fuori del cortile che il vecchio padre di Ester stava ancora
piantato sulla soglia del suo quartiere.
Un più forte buffo di vento che gli spense il lume tra mano e gli sbattè
in volto più abbondanti i fiocchi della neve, lo fe' riscuotersi. Entrò
e chiuse dietro di sè a tentoni, con tutte le sbarre che l'afforzavano,
l'uscio pesante; s'avanzò nella stanza scura come una caverna sotterra
finchè la sua mano tesa innanzi a sè non ebbe incontrato la tavola che
ci stava in mezzo; depose su questa la lucerna spenta e poichè il suo
stinco aveva urtato nella traversa d'una seggiola posta lì presso, egli
vi si lasciò andar su e stette lì con una gran lassitudine d'anima e di
corpo. Che cosa pensasse, o credesse o volesse non sapeva neppur egli,
tanta era la confusione della sua mente. Quel colpo era stato così
inaspettato e così violento che lo aveva tutto sbalordito. Non si faceva
un'idea precisa della situazione, perchè in quel momento era incapace di
connettere due idee; ma sentiva che un'irrimediabile sciagura gli era
capitata addosso a rovinare tutti i suoi progetti d'avvenire, frustrare
tutti i suoi desiderii, distrurre una gran parte della sua vita.
Tendeva l'orecchio ai lievi rumori che venivano dalla stanza superiore
dov'eran le donne: un soffocato susurro di voci che parlavano,
quantunque agitate, sommesso, il trascinarsi qua e colà delle pianelle
di Debora che andava e veniva. Si domandava se era possibile che nella
sua casa, senza che egli punto se ne avvedesse, sotto gli acuti e
veglianti occhi suoi fosse avvenuto tal fatto che tutte cambiava le
condizioni, tutto il suo destino e della famiglia.
— Non è vero, non è vero: diceva a se stesso scuotendo il capo, e si
ripeteva queste parole molte e molte volte come per convincersene meglio
egli medesimo.
Ma invece, a dispetto di ciò, a seconda che il primo turbamento veniva
calmandosi, s'accresceva in lui la convinzione contraria. Ricordava lo
strano umore, le melanconie, la pallidezza, le bizzarrie di idee e di
gusti della figliuola da alcun tempo; e di subito, a fare il più
luminoso commento a codesto, il turbato contegno di Ester al giunger del
padre poc'anzi, la presenza del _medichino_, gli sguardi scambiati fra i
giovani e da lui sorpresi, lo svenimento di lei all'apprendere che
Quercia aveva un'amante.
— È lui lo scellerato: diceva Jacob a bassa voce, coi denti stretti. Su
di lui piombi la maledizione dell'Eterno!... Ma come potè egli compire
l'infame attentato?
In quella s'udì il trascinio delle pianelle di Debora accostarsi alla
scala che scendeva colà dov'era coll'anima travagliata il padre di
Ester, e la voce della vecchia cacciò giù queste parole:
— Siete costì messer Jacob?
Le due donne, dopo aver udito richiusa la porta, non avendo più visto
comparire il vecchio nè sentito rumore di sorta, pensarono che uscito
fosse ancor egli e ch'elle eran rimaste sole di nuovo, la qual cosa
molto loro andava a versi, poichè avevano così tempo ed agio di
concertarsi e studiare insieme intorno al modo di regolarsi. Ester poi
aveva da sfogare l'immenso dolore che le aveva cagionato la per lei
crudissima novella appresa dalla bocca di suo padre, che cioè Luigi
avesse un'altra amante. State così un poco ad orecchiare, e non venendo
loro fatto di cogliere il menomo rumore che indicasse l'esistenza
d'un'anima viva, non sapendo d'altronde darsi ragione del perchè il
vecchio si rimarrebbe nella stanza di sotto senza tornare presso la
figliuola della cui salute doveva pur essere e si era mostrato
inquietissimo, le si persuasero d'esser sole; e Debora, per
assicurarsene di meglio, venne alla botola della scala e disse quelle
parole che ho più su riferite.
Ma queste indifferenti parole, o meglio la voce della fante, venne in
tal punto che servi come di sprazzo di luce ad illuminare la mente di
Jacob nella complicata quistione ch'egli si era posta dinanzi e che non
sapeva affatto risolvere: come il _medichino_ fosse pervenuto al
compimento dell'empio disegno. Debora facendo ricordare la sua presenza
in quel punto, veniva a chiamar su di sè l'attenzione del tradito
padrone, veniva involontariamente a denunciarsi. Jacob non esitò pure un
momento a credere che la scellerata vecchia era stata compra dal
seduttore e s'era fatta l'infame suo stromento. Un'ira impetuosa,
irrefrenabile, selvaggia lo prese: s'alzò con islancio furibondo e corse
alla scala, tremante in tutte le membra per la collera che lo dominava.
— Sì, ci sono per tua disgrazia, vecchia figliuola di Baal! gridò egli
con voce strozzata in gola dall'eccesso della rabbia, e fatte di volo le
scale con una rapidità di cui non si sarebbero credute capaci le sue
vecchie gambe, comparve nella stanza della figliuola, spaventoso per
l'espressione feroce e tremenda delle sue sembianze orridamente
contratte.
Debora all'udir solamente la risposta datale dal padrone, aveva capito
che per lei era giunto un brutto momento e s'era affrettata a tornare
presso di Ester, quasi come ad un rifugio.
— Aimè! Aimè! aveva ella detto tremando, vostro padre è furibondo.....
Non l'ho udito parlare col tono d'adesso che una volta sola, quando ebbe
perso quelle due mila lire.....
E già dietro la vecchia atterrita sopraggiungevano i passi concitati,
quasi direi convulsi di Jacob e il soffio grave e affannoso del suo
affrettato respiro. Appena nel cerchio di luce che mandava il lume, vide
comparire la faccia allividita, gli occhi sfavillanti d'una cupa fiamma
in fondo alle occhiaie, le labbra frementi di suo padre, Ester comprese
ch'egli sapeva tutto e che un supremo momento era venuto per essa.
Ella stava ancora seduta, non essendole tuttavia tornate le forze
ammorzate da quel penoso e lungo svenimento; ma al veder comparire in
quell'aspetto suo padre s'alzò ed appoggiandosi alla tavola stette in
piedi come preparata di meglio così ad accogliere quel pericolo che le
precipitava addosso: le gambe le tremavano, il cuore le palpitava da
impedirle il rifiato; gli occhi vedevano torbido e come dei lampi
passavano innanzi alla sua vista offuscata. Quel momento terribilissimo
che essa aveva temuto cotanto, per isfuggire il quale avrebbe tutto
tentato, a salvarla dal quale aveva supplicato l'amante; quel momento
era giunto. Quale scampo più le rimaneva? Nessuno. Che cosa stava per
avvenire? Che sarebbe di lei?
Jacob a tutta prima non rivolse il suo furore contro la figliuola; non
gettò su di lei che uno sguardo di sbieco, ma uno sguardo da
agghiacciare il sangue nelle vene, tanto era niquitoso, e si slanciò con
un balzo da tigre sopra Debora; l'afferrò pel collo così che le sue mani
adunche le impressero nella pelle rugosa ed asciutta le unghie e con una
forza che solo il furore poteva dare a quelle vecchie membra la trasse
in terra cadendole sopra ancor esso.
— Miserabile!..... Infame!..... Sporca mezzana, quanto hai tu ricevuto
per vendere mia figlia? diss'egli con voce soffocata dal parosismo
dell'ira.
La vecchia si mise a strillare per quanto le concedea la stretta alla
strozza delle mani convulse di Jacob.
— Misericordia!... Aiuto!... Per carità, gridava essa colla voce
arrangolata; non mi ammazzate, sono innocente...
— Ah! innocente! sclamò con rabbia sempre maggiore Arom, il quale
alzatosi prese a percuotere coi talloni la vecchia caduta, mentre questa
liberata dalla stretta della gola urlava con quanto ne aveva in corpo:
— Soccorso!..... Accorr'uomo!..... o povera me!... Mi ammazzano!... Ahi!
Ahi! Ahi!
— Taci!.... Vuoi tacere!.... diceva il furibondo percotendola sempre a
quel modo.
Ma una persona s'avanzò, e, preso il vecchio alle spalle, lo allontanò
dalla donna con una specie di autorità; era Ester. In lei s'era calmato
alquanto il profondo turbamento del primo istante; nella gravità delle
circostanze un'anima non fiacca trova sempre anche contro ogni
previsione la forza e la risolutezza che occorrono; quando quella
sventura o quel pericolo che tanto si sono temuti vi hanno sopraggiunto,
per sopportarli ed affrontarli voi vi trovate ad un tratto una certa
energia di cui non vi sareste manco creduti capaci. Ester in presenza
della tragica solennità di quella scena tanto paventata sentì ben tosto
riagire in sè un sentimento che era un'irritazione ancor esso, uno
sdegno, un nuovo coraggio. Quando uno si sa minacciato da un disastro e
vive nell'incertezza di quando e di come abbia esso a piombargli sopra,
quasi desidera che presto avvenga la catastrofe per esserne fuori pur
finalmente. Fu qualche cosa di simile ciò che pensò Ester in quel punto:
la catastrofe era lì, presente; bisognava farle buon viso. La
compassione per Debora così maltrattata dal vecchio inferocito venne a
darle la spinta: a lei s'apparteneva d'entrare in mezzo a sostenere la
parte principale in quell'orribile scena. Su di sè era suo debito di
chiamare lo sfogo di quel selvaggio furore; Ester, come vedemmo, si
frammise fra Debora e suo padre.
— Tornate in voi: diss'ella freddamente e di guisa che appena era in lei
un lieve tremito delle labbra a manifestare l'interna emozione. Non è
con Debora che dovete prendervela, ma con me.
Jacob mandò una voce di furore, che pareva un ruggito soffocato e sembrò
volersi lanciare su di Ester. Ella rimase immobile guardandolo con
occhio triste, ma sicuro. Padre e figlia stettero così un minuto fronte
a fronte, coll'aspetto egli d'un furibondo capace d'ogni eccesso, colla
rassegnata fermezza ella d'una vittima pronta a tutto. Ma l'influsso di
quelle avvenenti sembianze sull'anima del padre, in cui la figliuola era
pure uno dei due unici suoi e potentissimi amori, non era tuttavia
svanito così che fissando i suoi negli occhi di Ester non si commovesse
in alcuna misura il suo cuore. Egli si tirò indietro d'un passo e la
minacciosa ferocia della sua fisionomia lasciò alquanto luogo ad una
espressione di profondo dolore.
— Tu dunque lo confessi, sciagurata! diss'egli con un gemito.
Liberata di quella guisa per l'intervento della padrona, Debora tutta
indolenzita e sbalordita, erasi alzata lentamente tastandosi la persona:
una paura indomabile la occupava; credevasi giunta alla sua ultima ora
ed in lei gli anni non lasciavano bastevole vigoria da riagire contro il
pericolo. Un pensiero solo rimaneva nella sua testa confusa, nella sua
ragione smarrita: salvarsi da quegli artigli del vecchio, fuggire quel
suo furore, cercare difesa contro nuovi eccessi del padrone dissennato
dall'ira.
Ma come fuggire? Le gambe tremanti la reggevano appena: mai più non
avrebbe avuto tempo di correr giù delle scale, precipitarsi all'uscio,
aprirlo e guizzar fuori prima che Jacob l'avesse raggiunta. Guardando
cogli occhi sbarrati tutt'intorno per cercare un modo di scampo, le
venne fatto di veder lì presso la finestra: non ci stette a ragionar su
nè poco nè assai, si gettò verso di essa, ne aprì le invetrate colle
mani frementi e chinandosi all'infuori, con tutto quel più di voce che
le consentiva la terribile sua emozione si diede a gridare per la
tenebra della notte:
— Aiuto! aiuto!... Ci assassinano!
Non potè aggiungere altre parole chè Arom le arrivava sopra e
ghermendola colla destra per quel poco di viluppo che le facevano sulla
nuca le magre treccie delle sue chiome canute, la trasse violentemente
entro la stanza, mentre coll'altra mano le tappava la bocca.
— Taci, mala femmina, o ch'io, com'è vera l'esistenza dell'Eterno, ti
strozzo.
— Lasciate quella misera: disse Ester intromettendosi nuovamente: non la
maltrattate ed ella tacerà; ve lo prometto io. Non è vero, Debora, che
per far piacere a me tu tacerai?
La vecchia fante, ancorchè avesse voluto, non avrebbe potuto più
continuare le sue grida. Ogni forza era assolutamente spentasi in lei.
Jacob sentì che gli mancava sotto le mani, e poichè egli la lasciò
andare, ella si accoccolò in terra non isvenuta, ma senza precisa e
piena coscienza di sè e delle cose che avvenivano intorno a lei, quasi
imbecillita.
Ester chiuse ella medesima la finestra: questa guardava in un altro
cortiluccio interno del ghetto, diverso da quello in cui era l'uscio
d'entrata; alcuni probabilmente dagli alloggi vicini avevano udito le
grida di Debora, ma per quella fredda, nevosa notte d'inverno, nessuno
aveva pensato bene di scomodarsi pur tanto da aprir la sua finestra a
guardare donde partissero quelle grida e che cosa le cagionasse.
Abbandonata la fante, il padre di Ester si rivolse di nuovo alla
figliuola; ma dal suo volto era scomparsa ogni traccia di men crudo
sentimento e vi stava sola l'espressione dell'ira feroce.
— Tu lo confessi! ripetè digrignando i denti o, per meglio dire, le
gengive. Tu sei colpevole?...
Ester sollevò nobilmente la testa, e con coraggiosa fermezza rispose:
— Amo!
Jacob abbassò la voce, ma l'accento era terribile:
— Tu se' madre?
La giovane curvò il capo.
— Maledizione! urlò il vecchio: e come hai tu potuto credere che io
tollerassi una tanta infamia, una simil vergogna?... Ed è questo il
compenso al tanto amore che ti portavo?... Pel Dio d'Abramo! La
scelleraggine nasce adunque compagna alla donna e cova in lei seconda
natura? La tua anima è un nido di vipere. Tu hai tradito tuo padre
ingannandolo giorno per giorno, porgendo sfacciatamente al suo bacio una
fronte infamata!... Oh mi annienti il fuoco del cielo se tu non avrai da
scontare con lagrime di sangue, con lagrime per tutta la vita l'orrenda
colpa: tu e quella sciagurata là, più vile d'ogni vil cosa in questo
mondo.
Ed accostatosi alla vecchia Debora sempre accosciata a quel modo per
terra, la percosse con un calcio.
La misera mandò un gemito.
— Per carità! per carità! susurrò essa con quel poco fiato che le
rimaneva.
Ma il vecchio furibondo, assalito in quella da un'altra idea, si
slanciava di nuovo contro la figliuola.
— E il tuo complice? Oh oh su di lui avrà da piombare eziandio la mia
giusta vendetta... Io sono un povero vecchio.. un ebreo... un nulla, a
cui si può impunemente recare la più fiera offesa, un verme che si
schiaccia, senza il menomo riguardo e senza il menomo rischio,
passando... Quell'infame lo crede; e di certo ride di me, del debole
padre ingannato e beffato... Miserabile! Il suo riso gli rimarrà nella
strozza... Trema per lui, qualunque siasi, fosse pur anco un potente,
trema per lui, donna perduta che tu sei, trema se tu l'ami!... Io no,
non sono il verme innocuo che si calpesta impunemente; sono un essere
che striscia nel fango, sono un rettile; sia; ma un rettile velenoso che
morde il piede incauto che gli si posa sopra ed uccide il suo
calpestatore... Il tuo amante, il padre di quel frutto infame che tu
porti nelle tue viscere, te lo dico io, morrà, di cruda, orribil morte,
morrà... E tu pure morrai; e la tua creatura maledetta nel tuo seno
morrà senza veder la luce del sole.
Avanzava verso la figliuola il suo orribil viso di animale di rapina,
acceso da una orribil fiamma di sdegno feroce. Ester incrociò le braccia
al suo seno e disse fieramente ancor essa, con un lampo di superba
audacia nei begli occhi neri:
— Credete voi che io non saprò difendere la vita di mio figlio? La mia
poco m'importa; l'abbandonerei alla vostra vendetta; ma l'esistenza
della mia creatura, oh per tutte le potenze del cielo e della terra, la
difenderò anche contro di voi.
— Stolta! Povera stolta!... Tu non conosci ancora tuo padre... La tua
colpa ha cambiato in lui l'amore che aveva per te in odio profondo... Tu
lo troverai implacabile!..... Esso te lo ha detto: quando tu cessassi di
camminar nelle sue vie egli avrebbe scatenato su di te tutte le
maledizioni ed avrebbe invocate anche quelle dell'Eterno. Jehova, il Dio
terribile, il Dio della vendetta, conferma le maledizioni de' padri!...
Difendere la tua creatura! Come la potrai difendere contro la fame?
A questa orrenda parola che le rivelava l'avvenire minacciatole da suo
padre, Ester non potè trattenere un grido e vacillò come se
materialmente colpita da un urto.
— Ah padre! diss'ella giungendo le mani, non per me, ma per mio figlio,
pietà! Esso è innocente.
— Pietà nessuna!
Ester tornò in un'espressione di riagente fierezza.
— _Egli_, disse con una certa enfasi, saprà sottrarci, e me e suo figlio
alle vostre mani.
Il parosismo della collera di Jacob che pur sembrava aver già toccato
l'estremo suo limite, s'accrebbe ancora; le guancie gli diventarono
color della cenere, mentre gli occhi avreste detto che in realtà
schizzavan fiamme.
— Egli! Chi egli? Il tuo drudo, sgualdrina?.... Oh sentiamo un po' chi è
costui!.... Ho gusto d'udirne pronunziato il nome dalle tue labbra.....
Su via: chi è? Parla.
Ester scosse il capo in modo negativo. Il padre le afferrò le braccia ai
polsi e stringendole colla forza convulsa del suo furore, ripetè:
— Chi è? Voglio saperlo..... Parla!
La giovane mandò un grido di dolore.
— Parlerai tu?
Ella si liberò con una violenta strappata da quella stretta che le
lasciò un cerchio livido intorno le braccia e corse all'altro capo della
stanza.
— Non ve lo dirò, non ve lo dirò mai: gridò essa con risolutezza
disperata; e poichè vide suo padre accennare di accostarsele, soggiunse
col medesimo accento: ah non tentate farmi violenza che io risponderei
colla forza alla forza.
La sua attitudine la dimostrava pronta anche all'orribil lotta. Jacob si
fermò: e padre e figlia si stettero guardando come sfidati nemici. Era
un'orrenda scena!
— Che ho io bisogno tu mi dica il suo nome? riprese dopo un po' di
silenzio il padre. La vostra imprudenza me lo ha rivelato; il mio
istinto medesimo, anche senza di ciò, l'avrebbe saputo indovinare... Gli
è un miserabile cristiano!..... Certo un così empio uomo, un vil
seduttore di tal fatta non poteva che appartenere a quella razza di
scellerati... Dio de' miei padri!... Mia figlia in potere di un
cristiano; mia figlia contaminata dai baci d'uno di quei persecutori
d'Israele!... Ma tu sciagurata non sai manco qual sia colui a cui ti sei
prostituita! È un uomo che non ha nè fede nè legge; è un uomo a cui lo
spergiuro e il delitto sono così facili come la parola ed il sorriso; è
un uomo che ha le mani macchiate di sangue, che io potrei quando che sia
far salir sul patibolo... E così farò, te lo giuro, e tu vivrai tanto
solamente da vederlo per mano del boia appiccato, il tuo amante...
— Oh tacete! proruppe con esplosione d'orrore la giovane. Sperate voi
ch'io creda queste assurde accuse?...
— Assurde!... Sono verità sacrosante; e lo vedrai. Ah! ci saranno
eziandio altri occhi di donna oltre i tuoi che piangeranno sul supplizio
disonorato di questo leggiadro rapitore di cuori..... Arrossisci e
confonditi nella tua vergogna, miserabile druda d'un ladro ed assassino.
Nè anco il suo amore tu non lo possedesti mai, ed egli uscendo dalle tue
braccia andava a recare altrove i suoi sozzi amori deridendo con altre
la tua credulità e l'abbandono dei tuoi trasporti.
Ester fece un sobbalzo come se tocca da ferro affuocato.
— Voi mentite! gridò essa con forza indignata; io non credo nulla di
queste scelleraggini... Ah se lo credessi!
— Ebbene che faresti?
Gli occhi della giovane balenarono fieramente.
— Vorrei anch'io, disse, e saprei anch'io vendicarmi.
Il vecchio fece un orrido sogghigno.
— Va bene! Vedo che qualche goccia di mio sangue c'è pure nelle tue
vene..... Vendicarti?..... Va là, che sarò io ad ottenerti la più
compiuta vendetta.... Ci vendicherò entrambi a misura di carbone....
La figliuola si accostò a Jacob e soggiunse con solenne accento:
— Giuratemi, padre, pel nostro Dio e per Israele, che quanto mi avete
detto di quell'uomo è la verità.
Arom tese la scarna mano.
— Per Jehova e per Israele, per la memoria di tua madre e per la
speranza del Messia ti giuro che tutto ciò che ti ho detto è vero.
E le raccontò gli amori di Luigi colla contessa di Staffarda, colla
cortigiana Zoe, coll'abbietta Maddalena.
Ester divenne ancora più pallida di quel che fosse, strinse con forza
convulsa le mani l'una nell'altra e disse con fiera pacatezza:
— Sta bene.... Fate di me e di lui quello che volete, padre.
In quel momento ella non pensava manco più all'innocente creatura che
portava nel suo seno.
Questa rassegnazione parve placare alquanto il vecchio furibondo.
— Farò, farò, diss'egli, e si rallegreranno dell'opera mia gli angeli
delle tenebre.
Volse lo sguardo verso Debora, che giacendo sempre per terra, pareva un
viluppo di sordidi panni.
— E prima di tutto a questa infame!....
Le venne presso e la riscosse col piede come si farebbe ad un cane
tignoso.
— Su, strega, alzati e seguimi.
La vecchia allargò tanto d'occhi in faccia al padrone e disse con voce
piagnuccolosa:
— Per carità, non mi fate male.
— Alzati, ripetè Jacob.
Debora si drizzò.
Arom prese l'unico lume che ardeva sulla tavola, ed accennando l'uscio
che metteva nel primo scompartimento dei due in cui era divisa la
stanza, le comandò:
— Va!
La fante, vacillando sulle sue gambe che tremavano, s'affrettò ad
obbedire.
Jacob, sul punto di uscire ancor egli, disse alla figlia:
— Questa sarà la tua carcere — _per ora!_
Varcò la soglia e chiuse dietro di sè la porta a chiave. Ester immobile
pareva non prestar più attenzione a nulla che le avvenisse dintorno. Udì
incommossa le ultime parole di suo padre, udì chiuder l'uscio di quella
stanza da cui non sapeva se ancora sarebbe andata fuori vivendo; rimase
all'oscuro, sola, e continuò a star dritta a quel luogo in cui si
trovava — gli occhi fissi innanzi a sè, ai quali apparivano chi sa che
crudeli visioni!
Il fiero vecchio intanto trasse Debora più morta che viva fin nel
sotterraneo ripostiglio dove sappiamo ch'egli teneva nascosta la maggior
parte dei suoi tesori. Cacciò là dentro la povera fante tramortita e ve
la chiuse senza pure una coperta a difendere le sue vecchie membra dal
freddo umidiccio di quel luogo.
— Le non mi scappan più: diss'egli risalendo alla stanza del pian
terreno, e così non possono avvisar di nulla il _medichino_... Ah ah!
gli è con costui ora che bisogna avviare una difficil partita. Bisogna
perderlo senza perder me. Egli è furbo, egli è potente, egli è
audacissimo...
Sedette in quello stanzone in cui ora si trovava solo, e messo il capo
fra le due mani stette lungo tempo a meditare, senza che una sola parola
più gli uscisse dal labbro. Si riscosse finalmente, s'alzò, prese il suo
frusto cappello, il suo frustissimo pastrano, e si dispose ad uscire.
— Andiamo all'importante convegno della _cocca_: disse fra sè. Conviene
che nessuno sospetti di niente, e intanto da quello che si farà e si
dirà stassera, avrò forse qualche elemento per saper di meglio come
regolarmi.
Ed uscito di casa, dopo aver chiuso con ogni maggior cura la sua porta
venne fuor del ghetto e si diresse verso quella parte della città in cui
era la bottega del suo collega rigattiere, il _Baciccia_.


CAPITOLO X.

Abbiamo visto come Don Venanzio e Giovanni Selva, mentre fra Maurilio e