Il Sacro Macello Di Valtellina - 10

convento. Egli ottenne pure dal papa che i canonici di Sondrio fossero
obbligati alle cure d'anime. Lasciò manoscritti in grossi volumi lo
stato della pieve di Sondrio, ed altre cose degli affari correnti, e
morì arcivescovo di S. Severina.
(74) Vedi Relazione dell'empia scelleraggine dei Bernesi, Zurigani e
Grigioni eretici nella loro passata in Valtellina. Milano, Malatesta
1620
(75) Le ho fedelmente raccapezzate da forse quaranta suppliche
libelli, richiami eccetera di quel tempo.
(76) Vedi Véritable et solide responce aux calomnies, et raisons
desquelles les resbelles de la Valtelline, vrais et naturels sujets
des Grisons, pallient et desguisent leurs exécrables forfaits, voulant
par une entreprise imprudente et abominable persuader aux rois et
potentats de prendre les armes pour leur défence et protection.
(77) RIPAMONTI, 1. IV p. 65. Questi fatti sono esposti anche nella
Legatio Rhaetica del Pascal, cioè Carlo Pasquali di Cuneo, che servì
utilmente ai re francesi come diplomatico, e fra altre opere scrisse
il Legatus, che è il primo trattato dei doveri e delle attribuzioni
degli ambasciatori.
(78) Nelle opere di fra Paolo Sarpi, (Verona, 1758, vol. VIII p. 160)
è una scrittura sopra gli affari della Valtellina, dettata colla
limpidezza che quel famoso soleva, e dove tende a mostrare come da
antico la Spagna si mostrasse ghiotta di quel paese, e ne instigasse i
movimenti.
(79) Il Ludovisi suddetto era caldo protettore del celeberrimo Marini.
Il Bagno era capo dei Ghibellini di Roma, e grand'amico dell'illustre
Cartesio. V. BAILLET, Vie de Descartes, I 119.
(80) "Diletti figli, salute e benedizione apostolica. Non potranno mai
lagnarsi d'essere stati dai pontefici in tanta necessità abbandonati i
Valtellinesi, difensori della libertà e propugnatori della religione.
Tanto vediamo in Europa stimassi questo paese e per l'opportunità dei
luoghi e per la virtù degli abitanti, che il possesso d'una sola valle
può rompere la concordia fra potentissimi re, e suscitare l'armi di
ferocissime nazioni" Bolla del 22 giugno 1624.
(81) V. Istoria delle missioni de' frati minori cappuccini della
provincia di Brescia nella Rezia dal 1621 al 1693 pel P. F. Clemente
da Brescia. Trento, Pavone 1702. Ivi sono descritti alla grossa i
martirii di molti santificati da poi, e le superstizioni che correvano
fra quei popoli.
(82) Rimasero da 500 arciducali; con loro cadde il beato Fedele da
Sygmaringa cappuccino, odiatissimo prefetto di quelle missioni.
LAVIZZARI, p. 254.
(83) Il forte di Tirano fu rifabbricato nel 1625 dai Veneti, dirigendo
i lavori gl'ingegneri bresciani Jacobo Tebanello e Giambattista
Lantana, architetto del duomo di Brescia, che per malattia colà
contratta morì.
(84) ALBERTI, Antichità Bormiesi, m. 5.
(85) Si stamparono di quel tempo le Filippiche, attribuite
generalmente ad Alessandro Tassoni, ove si dipinge la condizione di
quest'Italia, straziante sé stessa a pro degli stranieri; e si
esortano tutti a dar mano al duca di Savoja "che solo s'attraversa ai
disegni della futura tirannide, che solo non è stato effeminato da
questa non meno artificiosa che lunga quiete, che come poliedro
adentato dal lupo s'è fatto più coraggioso dopo i travagli" e si lagna
che le lentezze, le freddezze, i timori del papa, del granduca, di
Venezia abbiano ridato baldanza alla Spagna.
(86) SCHILLER, Dreizigjähriges Krieg: lascio a sua coscienza
l'esattezza.
(87) Al solo marchese Corrada diede la valle L. 30.550 perché
sollecitasse la marcia delle truppe.
(88) In Como si comprava il frumento L. 100, la segale L. 70, il
miglio L. 60 al moggio.
(89) Componeva egli allora un'epopea in ottave La caduta de'
Longobardi: ma quando col fil della vita del poeta dalle Parche
parcamente ordita, già si parallelava il filo della poetica tessitura
del suo poema, recise Cloto crudele col filo della vita quello ancor
del poema, e furono più veloci l'ali della morte a sopraggiungere, che
quelle di Pegaso a sottrarsene. Così suo fratello nella prefazione ad
esso poema stampato a Milano 1656. II Boldoni morì della peste nel
1630.
(90) TADINI, Ragguaglio dell'origine della peste ec. p. 13.
(91) Quella donna, faturata in un braccio di panno rosso, stette due
mesi fitta nel letto senza mangiare, né bere altro che qualche stilla
d'acqua infusale per un dente mancante. Eppure la vedevano affacciarsi
alla finestra; ma come tosto s'accorgeva d'essere veduta, tornava al
letto, ove immobile giaceva. Tardi guarì, non obstanti i debiti
exorcsmi.
(92) ALBERTI, Ant. Borm. manoscritto.
(93) Manoscritti nell'archivio vescovile di Como.
(94) Probabilmente sono da riferire a quel tempo le ossa che si
trovano al Fraele, che si sognano gigantesche, e che il popolo
attribuisce agli Ariani uccisivi. Invano cercammo là intorno quel
campo di Lugo, ove, secondo lo Sprecher, nessun fiore germoglia.
(95) Causa principale della rotta fu la vanità del Serbelloni stesso,
il quale ricevuto lettere dal Fernamondo, ove gli si annunziava il
sopraggiungere del Rohan, ricusò aprirle perché non lesse sulla
soprascritta tutti i titoli a sé dovuti. I Valtellinesi, per ischivare
contese dei convenevoli facili a sorgere allora, avevano decretato che
sulle lettere si scrivesse nudamente Al sig. tale dei tali. Neppur
questa fu dunque invenzione dei Giacobini.
(96) Vedi Memoires du Duc de Rohan. Questa marcia aveva fatto entrare
il governo in disegno di una strada, che dal forte di Fuentes mettesse
per Colico a Dorio, Corenno, Dervio e Bellano, poi per la Valsassina a
Lecco. Lo spilorcio governo spagnuolo non aveva i mezzi di ridurre in
fatto quel disegno, che con più audace e generoso proponimento noi
vedemmo condotto a fine.
(97) È presso me la lettera ch'egli scrisse al Cavallero Giacomo
Robustelli che Dio guardi, sotto il 14 agosto, invitandolo senza resta
a Milano col capitano Guicciardi, il cancelliere Paravicini (uomo
sommamente benemerito della valle, per cui molto soffrì) e qualche
altro soggetto dei contadi.
(98) Nell'archivio della curia di Como.
(99) Vedi spesso il Desimoni nel Discorso Apologetico sopra la
Valtellina.
(100) Nel 1614 il vescovo di Como, Archinti, impetrava di visitar la
Valtellina, e ne mandò relazione a Paolo V. Dopo estreme lodi al
paese, si consola che "in quell'esecranda libertà di vivere, e dire
quanto a ciascuno piace" appena tremila persone abbiano adottato la
riforma, e i popoli accorreano festosi e piangenti ad accompagnarlo. A
Tirano trova da 150 eretici, vil plebe. I cattolici di Poschiavo e
Brusio tengonsi incontaminati, benché misti ai calvinisti. In Sondrio
questi erano potenti per numero e ricchezza, sicché a fatica egli vi
ottenne accesso. Più pericolosa era la Val di Chiavenna, e dalla
Pregalia i riformati minacciavano assalirlo in armi. Un terzo dei
Chiavennaschi aveva abbracciato l'errore, fra cui i meglio stanti.
Quando esso Archinti tenne un sinodo nel 1618, il podestà di Traona
pubblicò per editto terribili pene contro qualunque ecclesiastico
spedisse lettere o uscisse dalla Valle; cento scudi di multa, o tre
tratti di corda a chi non lo denunziasse conoscendolo. Nel 1700 erano
10 famiglie di protestanti in Tirano, 2 in Bianzone, 2 in Teglio, 1 a
Castione Inferiore, 1 a Cajolo, 65 nel contado di Chiavenna.
(101) Relazione manoscritta.