Fra Tommaso Campanella, Vol. 2 - 49

ancora carcerato il 1610; notizie circa gli altri anzidetti e circa
diversi già rilasciati che ripigliarono la mala vita (328). Quanto al
tribunale della congiura per gli ecclesiastici, dopo la liberazione
di molti e lo svolgimento delle cause degli altri lasciandone sospesa
la spedizione, finisce per condannare Giulio Contestabile a 5 anni
di esilio, e poi tratta la causa del Pittella nuovamente carcerato;
particolari di questa causa, difesa del Leonardis, condanna egualmente
a 5 anni di esilio (333). La spedizione della causa degli altri frati
è impedita definitivamente dal matrimonio di D. Pietro De Vera con la
sorella del Duca di S. Donato; opposizioni del Nunzio, tergiversazioni
del De Vera; giunge intanto la nuova che fra Dionisio, capitato a
Costantinopoli in casa del Cicala e fattosi maomettano, erasi imbarcato
sull'armata turca che veniva verso il Regno; ciarle di fra Dionisio
in Costantinopoli nocive al Campanella; fatti dell'armata turca dal
1600 in poi, e sua rinunzia ad ogni impresa nell'anno in corso pel
cattivo stato delle navi (336). S. S.^{tà} ordina che il Nunzio dia
termine per sè solo alla causa, rimanendo il De Vera qual semplice
assistente; impossibilità di tale pretensione; il Nunzio si sforza di
farla accettare, il Vicerè finge, il De Vera temporeggia; s'intima a'
frati un ultimo termine per le difese, ma il Campanella era stato già
da un pezzo separato dagli altri frati e posto nel torrione (341).
Fatti del Campanella dopo la sua condanna per l'eresia; visita avuta
dal Marchese di Lavello cui consegna la sua Metafisica; relazioni
acquistate col Conte Giovanni di Nassau, Cristoforo Pflugh e Geronimo
Toucher venuti prigioni nelle carceri del Castello; lo Pflugh, o
Flugio, è da lui convertito al Cattolicismo, gli rimane amico, e più
tardi poi gli procura il patrocinio de' Fuggers e di Gaspare Scioppio
(346). Posto, dopo 6 mesi, nel torrione, il Campanella si occupa a
scrivere l'Astronomia, e più tardi De' Sintomi della futura morte
del mondo per fuoco; testimonianze che lo provano; suoi importanti
colloquii col Gagliardo in questo tempo, credenze che gli svolge ed
orazioni che gl'insegna con riscontro delle cose scritte nella Città
del Sole; altre testimonianze; scene di evocazione di spiriti (348).
Essendosi poi scoperto un disegno di evasione, è trasportato nel
Castel S. Elmo; indagini su questo disegno di evasione; il Marchese
di Lavello è carcerato probabilmente per esso (354). Il Nunzio e il
De Vera vanno in Castello per la spedizione della causa, e si trovano
d'accordo nel condannare il Petrolo a tre anni di galera, e rilasciare
fra Pietro, fra Paolo e il Lauriana con l'esilio dalla Calabria per
un tempo a beneplacito di S. S.^{tà}; ma il De Vera vuol continuare a
figurare come giudice, il Vicerè interpellato s'infinge, Roma insiste,
il Campanella rimane dimenticato in S. Elmo; il Vicerè fa poi sapere
che nominerà un'altra persona invece del De Vera, ed essa fu il Ruiz
de Baldevieto che approvato da un altro Breve ebbe a sottoscrivere
la sentenza; ma pel Campanella dice doversene pel momento sospendere
la spedizione (358). Gli amici, parenti e discepoli del Campanella
presentano un memoriale al Nunzio per lui; indagini su questo documento
oggi perduto; affermazioni equivoche del Campanella circa questo
periodo importante della sua vita; durissimi trattamenti sofferti in S.
Elmo (361).
III. Fine palese della pazzia del Campanella in S. Elmo; dopo 5 mesi
egli manda a far proposte al Vicerè, dicendo aver concetti tali da dare
vantaggi mirabili al Regno ed al Re, ma non trova ascolto; dopo altri
6 mesi manda a dire al Nunzio e al nuovo Vescovo di Caserta di volersi
confessare, ed espone loro studii fatti, visioni avute, concetti
capaci di difendere il Cristianesimo in tutto il mondo, facoltà di far
miracoli etc.; quanto a' concetti, egli si riferiva ad opere che diceva
dover comporre e forse stava già componendo a fine di uscire dalla sua
trista posizione (365). Rassegna di queste opere; lasciando imperfetta
l'Astronomia, e continuando a comporre di tempo in tempo poesie come il
Sonetto nel Caucaso, la Lamentevole orazione profetale e poi le Canzoni
in dispregio della morte, egli ricompone l'opera del Senso delle cose;
poi compone gli opuscoli Del Governo del Regno e la Consultazione per
aumentare le entrate del Regno, in tre discorsi, de' quali si dànno
gli ultimi due finora inediti (367). In sèguito, rivolgendosi a Roma,
compone la Monarchia del Messia, aggiuntovi un capitolo Dei dritti
del Re di Spagna sul nuovo mondo, inoltre la Ricognizione della vera
religione, detta più tardi Ateismo debellato; considerazioni su queste
opere e specialmente sull'ultima; composizione di un altro opuscolo
e poi ricomposizione ampliata degli Articoli profetali; ancora gli
Antiveneti, e poi i Discorsi a' Principi d'Italia del pari ampliati,
tutte opere di occasione; infine parecchi opuscoli specialmente a
richiesta di Gaspare Scioppio e Gio. Fabre da lui conosciuti in tal
tempo (373). Racconto particolareggiato delle mosse del Campanella
presso il Vicerè, poi presso il Nunzio e il Vescovo di Caserta, poi
ancora presso il Papa; sue promesse mirabili ed esito delle proposte
fatte con le Consultazioni; discorso fatto al Nunzio e al Vescovo di
Caserta in S. Elmo, promesse sue anche in tale circostanza; non gli si
crede e dopo altri 10 mesi scrive lettere al Papa Paolo V, a modo di
appello, con affermazioni di comparsa del diavolo e rivelazioni avutene
circa Venezia e l'avvenire del Papato (378). Commenti su quest'ultima
mossa del Campanella, e principalmente sulla comparsa del diavolo che
si rannoda alle evocazioni di spiriti fatte dal Gagliardo; essa è
una delle parecchie sue finzioni, e fra le altre quella della pazzia
sofferta, a proposito della quale non mancò poi di dichiarare che egli
ammetteva il mendacio quando trattavasi di un alto fine; onde malamente
la sua riputazione è stata bistrattata da coloro i quali non hanno
voluto darsi la pena di studiarlo bene (384).
IV. Sèguito de' tentativi del Campanella per uscire dalla fossa di S.
Elmo; scrive anche a' Card.^{li} D'Ascoli, Farnese e S. Giorgio, e
manda l'elenco delle promesse fatte e de' libri composti; poco dopo
acquista la protezione de' Fuggers, e con essa quella di Gaspare
Scioppio e Gio. Fabre, mediante Cristoforo Pflugh; notizie intorno a
costoro (392). Lettere tra lo Scioppio e il Campanella; venuta dello
Scioppio a Napoli per favorirlo, certamente non per missione del Papa
come si disse di poi; richiesta da lui fatta di tutte le opere del
Campanella; costui scrive un'altra lettera al Papa, a guisa di un 2.^o
appello, poco dopo scrive una lettera latina al Papa ed a' Cardinali da
doversi presentare dallo Scioppio, il quale non la presenta perchè vi
si dicea di voler fare miracoli (395). Venuta anche del Fabre a Napoli;
parecchi quesiti sono diretti da lui e dallo Scioppio al Campanella, e
danno occasione a parecchi opuscoli epistolari; finita la trascrizione
delle opere, il Campanella ne fa l'invio con una lettera premessa
all'Ateismo debellato, ma non manda gli Articoli profetali maggiormente
desiderati dallo Scioppio (398). Commendatizie procurate dallo
Scioppio al Campanella, ma non presso il Papa; lettera del Campanella
a Monsig.^r Querengo in tale occasione; lettere a Cristoforo Pflugh
e poi al Re di Spagna, all'Imperatore, agli Arciduchi di Austria, da
doversi presentare dallo Scioppio facendo anche vedere le sue opere,
ad occasione della andata di lui in Germania qual Consigliere di casa
d'Austria presso la Dieta di Ratisbona; in queste lettere ai Sovrani
il Campanella, narrando i suoi guai a modo suo, chiede di essere
ascoltato (401). Partenza dello Scioppio per la Germania con fermata
a Venezia, dove consegna le opere del Campanella al Ciotti perchè le
stampi e costui non se ne cura; è poi imprigionato per due giorni ed
obbligato a sfrattare, venendo sequestrata dal Consiglio de' Dieci
l'opera degli Antiveneti del Campanella; invio di Daniele Stefano in
Napoli da parte di Giorgio Fugger per fare evadere il Campanella a
qualunque spesa; nocumento di questi tentativi preveduto dallo Scioppio
(403). In Germania lo Scioppio presenta la lettera del Campanella
all'Imperatore, che trova mal prevenuto; manda la lettera al Re di
Spagna e confida meglio nell'Arciduca Ferdinando, ma si duole de'
sospetti continui del Campanella, il quale a sua volta si duole di
non vedere le sue opere nè stampate nè presentate (405). Ferdinando
scrive più volte a favore del Campanella dimandandone perfino la
liberazione; in fondo egli, come il Fugger, riponeva grandi speranze
nella dottrina e nel fervore del filosofo per propugnare in Germania
la causa Cattolica contro gli eretici, oltrechè ne attendeva ottimi
consigli nelle cose di Stato; ma alla fine, abbandonando la persona
del filosofo, chiede al Vicerè che gli faccia compiere i libri della
Matematica, de' Profetali e della Metafisica, gli faccia dire anche
qualche segreto che ha in favore di Spagna ed Austria, e mandi a Grâtz
libri e segreti (407). Si raffredda il favore di Giorgio Fugger pel
Campanella, dopo di aver conosciute le cause vere della prigionia
sua, e i garbugli da lui messi innanzi per acquistare la libertà;
lo Scioppio e il Fabre finiscono per dileggiarlo, dopo di averne
espilate le opere; deve poi dirsi smentito che la Curia Romana abbia
partecipato a' tentativi di liberazione, i quali non potevano neanche
esser visti da essa di buon occhio (412). Malgrado l'abbandono da
parte de' suoi protettori, il Campanella continuò sempre a mostrarsi
grato verso di loro; sua inerzia di qualche anno durante gli ultimi
tentativi infruttuosi di liberazione; pochi opuscoli scritti in tal
tempo e diverse poesie di dolore e di sdegno, di alcune delle quali è
possibile determinare la data; importanza delle sue Poesie in complesso
e delle note aggiuntevi in sèguito, rivelatrici de' casi del filosofo
da lui ingarbugliati per necessità in altre sue opere; ricerca della
data in cui uscì dalla fossa rimanendo in S. Elmo, per poi passare
al Castel nuovo e quindi al Castello dell'uovo; interpetrazione del
suo rassomigliarsi a Prometeo nel Caucaso (415). Si discute perchè
il Governo Vicereale abbia voluto comportarsi così brutalmente col
Campanella, e la Curia Romana non si sia curata di esigere il rispetto
dell'immunità ecclesiastica in persona di lui; ragioni abbastanza
chiare che spiegano questi fatti; lo Stato e la Chiesa contribuirono
egualmente al martirio del Campanella risparmiandone la vita (420).
Due tribunali in regola, entrambi istituiti da Roma, aveano trovato il
Campanella colpevole verso lo Stato e verso la Chiesa; le denegazioni
posteriori sorsero abbastanza tardi dietro un sentimento di pietà e
varii apprezzamenti inesatti; la benevolenza di Urbano VIII cominciò
sol quando costui piegò verso Francia e volle far dispetto agli
spagnuoli, oltrechè ebbe bisogno de' consigli e conforti del Campanella
per la sua salute, ma cessate o modificate tali condizioni il
Campanella fu abbandonato alla persecuzione de' suoi rivali e alla più
desolante miseria in terra straniera; così ben pochi meritano quanto
lui la nostra ammirazione e gratitudine (426).

ERRATA.
pag. 264; vers. 9: fior ridarà eterno--leg. hor ridarà eterno

Nota del Trascrittore

L'ortografia e la punteggiatura originali sono state mantenute,
correggendo senza annotazione minimi errori tipografici. Le parole in
greco sono state traslitterate.
Grafie alternative mantenute:
perche/perchè
intepretare/intepetrare
seguita/seguìta
poiche/poichè
ne/nè
Caccia/Caccìa
cosi/così
fra/frà
tu/tù
bensi/bensì
finqui/finquì
sottocarceriere/sotto-carceriere
Cesare d'Assero/Cesare d'Assaro
Cesare d'Azzia/Cesare D'Azzia

Altre correzioni:
pag. 28 herede mascolo [mascola]
pag. 35 Eccolo [Ecco o] questo dispaccio
pag. 37 con fra Tommaso e [o] non si scovriva
pag. 53 Ved. Doc. 378, pag. 389. [pag. 389. 378,]
pag. 58 anzi chiarì [chiari] al detto frà Thomaso
pag. 99 la [le] Monarchia de' Cristiani
pag. 103 un'obiezione [un obiezione]
pag. 236 tra i [trai] quali Carlo Spinelli
pag. 240 per sostenere prossimo il dì [di] del giudizio
pag. 249 ma non si può interpretrarla [interpetrarla] in modo plausibile
pag. 387 Stultitiam [Stultitias] simulare in loco prudentia est